Associazione  donne delle miniere
 
 

Il lungo sciopero del 1949 e soprattutto la sconfitta amara per la classe operaia di Montevecchio e di tutto il Bacino minerario, che significò l'accettazione senza condizioni del Patto Aziendale, costrinse il movimento operaio e le sue organizzazioni ad una riflessione autocritica. La prima necessità era quella di riprendere le fila del movimento.

Lo sconforto e il malumore di quella sconfitta portò tanti operai fuori dall'organizzazione sindacale e politica. La decisione di indire lo sciopero spaccò le organizzazioni in un dibattito lacerante. A maggior ragione questa divisione si fece sentire dopo la sconfitta.

Passò un pò di tempo prima di riuscire a riavviare un dibattito costruttivo che si chiedesse quali obiettivi darsi e come arrivarci. Nella discussione all'interno delle organizzazioni della sinistra, il PCI e la CGIL, si fece spazio l'idea che le battaglie sociali possono risultare vincenti se si sviluppa un ampio fronte popolare. Il coinvolgimento delle popolazioni diveniva un elemento importante ed anzi insostituibile perchè la classe operaia della miniera potesse riscattare quella sconfitta. 

E' a questo punto che le Organizzazioni della sinistra si pongono l'obiettivo della nascita  di organizzazioni di massa che vedessero organizzate le diverse componenti delle popolazioni. Nelle sue Tesi di Laurea la prof.ssa Fonnesu Maria Loredana di Guspini, individua quella che fu la pratica politica di quegli anni e dice: "cercarono di coinvolgere diverse componenti sociali in organismi che si proponevano di “sollevare un certo dibattito”, “approfondire certe tematiche” e “conoscere meglio certe situazioni”.  

Dalla teoria delle discussioni e delle analisi si passò alla fase organizzativa:Nel Luglio del 1951 si tenne a Guspini un Convegno per la costituzione di uno organismo denominato  ”Associazione Donne delle Miniere”.

L’Associazione raccoglieva un gran numero di donne, in prevalenza mogli di minatori, disposte a lottare a fianco dei loro uomini per la difesa e lo sviluppo del bacino minerario. Dopo una serie di riunioni, le donne si diedero un programma di lotte con obiettivi precisi.

Nell’Ottobre del ’52 l’Associazione inviò  alla Direzione della Società Montevecchio, una lettera con le seguenti richieste:

1. Assistenza ai figli dei lavoratori;

2. Assistenza medico-ospedaliera alle famiglie dei lavoratori;

3. Alloggi e condizioni umane di vita;

4. difesa del capofamiglia e protezione della vita del minatore.

Come proposte concrete per la soluzione di questi problemi si chiedeva l’apertura di “Poliambulatorii” per bambini in tutta la zona mineraria, il versamento di un contributo al Patronato Scolastico e l’istituzione di Colonie Marine e Montane che potessero ospitare gratuitamente i figli dei minatori.

Le Donne denunciarono il continuo ripetersi in miniera di incidenti, spesso mortali, e l’estendersi fra i minatori della malattia professionale della “silicosi”.

 Proposero, quindi, il miglioramento delle condizioni di lavoro e delle misure di sicurezza.

L’azione delle donne, il loro impegno nel promuovere di fatto vere e proprie piattaforme rivendicative con al centro il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, il loro ruolo attivo nel coinvolgimento di grandi strati delle popolazioni determinarono la vittoria dei minatori con l’occupazione dei pozzi a Montevecchio nel 1961.

Montevecchio:foto degli anni '30 documenta il lavoro delle cernitrici in miniera.

 

Il lungo sciopero del 1949 ma soprattutto la sconfitta riportata dalla classe operaia di Montevecchio e di tutto il Bacino minerario del sulcis-iglesiente-guspinese che significò l'accettazione senza condizioni del Patto Aziendale, costrinse il movimento operaio e le sue organizzazioni ad una riflessione autocritica.....

 
 
 

Montevecchio:cernitrici al lavoro nella dura e faticosa cernita del minerale.

 
 
 
 

 

 

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