"Miniera dopo la tragedia..."

“Miniera dopo la tragedia”. Vi è un detto antico “Qustu bentu non andat mai solu” (Questo vento non va solo!) citato più volte nel libro di Iride Peis “Gente di miniera”che ci ha fatto rivivere emozioni che pensavamo fossero, purtroppo o per fortuna, sepolte ormai nei meandri più angusti della nostra memoria.

Il vento che la nostra terra, la Sardegna, “espone” orgogliosa come una delle sue caratteristiche più imponenti, viene utilizzato come il “traghettatore” di eventi luttuosi.

Il pensiero ritorna a quei giorni e a quelle notti di pioggia e di vento che sibilava tutta la sua collera quasi a voler portar via tutto.

 

L'acqua che percuoteva gli infissi di una casa che vibravano, in modo incessante, in ossequio al passaggio di un vento pronto ad imporre il proprio impero di attimi in un crescendo di dimostrazione di una forza impossibile da contenere.

Tutta una famiglia che intorno ad un tavolo spoglio del Nulla, “espiava”, con un “atto di dolore” , recitato e, persino, gridato, “delitti” mai commessi.

E “questo vento che non va solo” un giorno si portò via un minatore come tante, troppe, altre volte.

Dopo la morte il vento si ritira e con esso la pioggia quasi placati da quel sacrificio umano innocente d'angoscia.

Dopo la morte innocente il tempo pareva fermarsi per concedersi ad un silenzio vuoto e lontano.

Il disegno di Cici è questo silenzio vuoto e lontano di un uomo “appeso” ad una sigaretta “bagnata di vita”; è questo sguardo “scaraventato”, impotente, nel vuoto, basso, di un cammino irriconoscibile.

E' un uomo “nascosto” dalla sua barba di qualche giorno appena eppure così nera e dura da sopportare.

Inutilmente il berretto scopre un viso che si consegna “all'ergastolo” di una tragedia che sarà lì ancora per tutta la vita e per tutte le vite. E' un disegno che ancora riempie di significati alti e diversi.

 

 

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