I DATI DEMOGRAFICI e le infrastrutture

La Sardegna è sempre stata, ahinoi, una Regione spopolata. Al momento del passaggio dal dominio spagnolo alla nascita del Regno di Sardegna, era una Regione poverissima e con una densità abitativa bassissima. Pur tra molte contraddizioni  però, il superamento del dominio spagnolo e l'avvento del governo piemontese portò ad un lento ma evidente progresso.

I dati dei censimenti della popolazione dicono proprio questo. Innanzitutto riferiamo i dati fondamentali sull'Isola:

SUPERFICIE: 24.089,66 Kmq pari all'8% del territorio naz.; DI QUESTA: il 13,6%  è costituita da territori montani;   il 67,9% è costituita da territori collinari; il 18,5% è costituita invece da territori in pianeggianti.

 nel 1698  contava 260.551 abitanti; i dati riferiti alla popolazione dei centri urbani è senza dubbio indicativa: Cagliari, la città capoluogo di Regione, contava allora 16,294 abitanti, Sassari 13,733, Oristano 4646, Iglesias 6065, Nuoro appena 1170. Era una Sardegna poco "urbanizzata": la "grande" concentrazione della popolazione si trovava nelle campagne.

Questi dati sono ancora oggi parzialmente attendibili per le ovvie difficoltà del censimento e poiché lo stesso basandosi sul numero dei “contribuenti” non poteva comprendere coloro i quali, si calcolano in 5000, erano esenti da questa “incombenza”.

 Sono tuttavia dati che possono darci degli elementi di giudizio sulle condizioni della Sardegna al momento del passaggio dal dominio spagnolo al Regno di Sardegna, con la parentesi austriaca per gli anni che vanno dal 1713 al 1718.

Il primo censimento fatto dal governo Piemontese nel 1728, a otto anni dalla nascita del Regno Sardo,riferisce di una popolazione di 310.000 ab. pari a 12 ab./kmq.

Nel censimento del 1782 la popolazione è in crescita e arriva a 436.739 ab. pari a 18 ab./kmq. 

Nel 1° censimento all'Unità d'Italia del 1861 il dato sulla popolazione sarda era di 588.068 ab. pari ad una densità di 24,4 ab./kmq. Mentre nel 1951, a novanta anni dall'Unità d'Italia la popolazione passò a 1.276.023.

Questi numeri sono la verifica che un lento processo iniziò a partire dalla metà del 700 per poi svilupparsi nella prima metà dell'800. Il termine "sviluppo" può risultare improprio per le evidenti carenze, arretratezze economico-culturali che accompagnano l'Isola in questi secoli.

 

 

Ma vi fu comunque un'attenzione nuova che per quanto riguarda il territorio si concretizzò, nel 1820, con la progettazione da parte di un ingegnere di ponti e strade, ing. Carbonazzi, nel 1820 dell'arteria viaria che ancora oggi è la più importante della Sardegna:la "Carlo Felice" venne ultimata nel 1829. Il nome, ovviamente, gli derivò dal Re Carlo Felice. E' da sottolineare che era dai tempi dell'impero romano che non si fecero infrastruttura viarie! La "Carlo Felice" oggi detta anche SS 131, unì allora come unisce oggi Cagliari a Portotorres. Per dare le dimensioni dell'intervento sulle infrastrutture viarie basti dire che dal 1829 al 1849 si raddoppiò la rete stradale esistente mentre le strade che dovevano essere aperte erano pari a 1688 km. Alla fine dell'800 la Sardegna poteva contare su strade per 5000 km.

Insieme all'infrastrutturazione viaria si passò, abbastanza tardi rispetto al resto d'Italia, alla costruzione della rete ferroviaria. Dal 1870 al 1883 vennero edificate linee per 418 km. La prima linea ad entrare in funzione nel 1871 fu la Cagliari-Villasor-San Gavino. Nel 1872 furono completate altre due linee:San Gavino-Oristano e Sassari-Porto Torres.

Questi dati riescono a spiegarci di quale entità fu l'intervento in Sardegna. Queste opere avviarono una fase storica che incise positivamente sulla Sardegna determinando un aumento leggero ma costante della sua popolazioni sino al raddoppio di essa.

Conseguentemente vi un lento riappropriarsi di una propria identità anche culturale dopo il dominio spagnolo. Le riforme, oggi si direbbero strutturali, che timidamente vennero varate con editti e pregoni per facilitare il superamento del feudalesimo e la nascita di una società più moderna, permisero quello sviluppo demografico.

 

 

costruzione delle ferrovie sarde intorno al 1886

(I dati sono tratti da: Ilario Principe  : Storia, ambiente e società nell'organizzazione del territorio in Sardegna. tratto da Storia d'Italia - annali 8-Insediamenti e territorio Giulio Einaudi  Editore)