IL FASCISMO NEL BACINO MINERARIO

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Il “biennio rosso” per il bacino minerario si chiuse, dopo una estenuante lotta sotto la direzione della Federazione dei minatori di Sardegna, con l'accordo del 9 Dicembre sulla base della piattaforma contenuta nel memoriale presentato il 9 ottobre del 1920 dall'organizzazione operaia all'Associazione Esercenti Miniere della Sardegna.

Si ottennero risultati economici avanzati. L'Associazione padronale dovette cedere a quelle che furono le rivendicazioni operaie anche per la paura dell'occupazione politica dei pozzi sull'esempio delle fabbriche di Torino.

Ma era un'accettazione solo momentanea e solo con la volontà di riprendersi da subito ciò che era stato concesso e sul piano economico e sul piano politico-sindacale.

Gli industriali, sostenuti dalle strutture dello Stato, fecero chiaramente intendere la loro scelta a favore delle squadre armate fasciste.

Nel maggio del 1920, in piena mobilitazione operaia, durante la manifestazione ci fu l'eccidio di Iglesias.

Montevecchio:visita di Mussolini del 14 Maggio 1942, passaggio all'interno dei paesi del circondario.

Montevecchio:Mussolini accompagnato dall'ing.Filippo Minghetti all'uscita dell'albergo Sartori.

La controffensiva padronale ebbe inizio già nei primi mesi del 1921. La crisi internazione del prezzo dei metalli, permette alle Società minerarie di chiudere miniere anche importanti e licenziare migliaia di minatori che passano da 10500 a 3500 unità!!

Nella sola miniera di Ingurtosu vi furono 1500 licenziamenti.

Le conquiste salariali del 1920 vengono rimesse in discussione con la contrattazione, accettata dalla Federazione dei minatori, della diminuzione del salario per una quota del 25%.

E' in questo periodo che gli industriali minerari riconquistano quella stessa egemonia politica messa in discussione dalle lotte operaie non frapponendo indugi e finanziando l'azione squadristica dei fascisti.Le Sezioni dei fasci di combattimento si volle farle nascere proprio nelle città e paesi dove più presente era l'organizzazione e la cultura operaia socialista. L'obiettivo dichiarato fu quello di togliere credibilità alla Federazione dei Minatori, eliminare anche fisicamente gli oppositori al nuovo regime che poneva in quel momento le sue basi.

In quegli anni risultò evidente la connivenza tra gli industriali minerari, apparati dello Stato e i fasci di combattimento.

Nell'aprile del 1921 il sottoprefetto proibì le manifestazioni del 1° Maggio nei paesi di Arbus, Carloforte, Domusnovas, Fluminimaggiore, Gonnesa, Guspini, Iglesias, Portoscuso e Sant'Antioco. Il pretesto addotto fu che le “bandiere rosse del corteo socialista avrebbero provocato l'ira dei fascisti”!

Il fascismo con la violenza delle sue squadre distrugge le sedi delle organizzazioni operaie, minaccia e impone l'esilio agli antifascisti più attivi.

Impone le dimissioni ai Sindaci socialisti eletti per sostituirli con i Podestà indicati dal Partito Fascista e nominati dal Re.

Le Società Minerarie incominciano ad imporre l'iscrizione al Partito Fascista per essere assunti e lavorare in miniera. La Federazione dei Minatori sarà sempre più indebolita dagli attacchi violenti delle squadre e pian piano sarà costretta alla “sparizione” e alla ricostituzione in clandestinità.

Le organizzazioni operaie vengono sostituite dal Sindacato fascista della Federazione Fascista dei Lavoratori dell'Industria che sarà l'unico soggetto contrattuale riconosciuto dalle Società Minerarie riunite anch'esse nella nella Federazione Nazionale Fascista degli Esercenti le Industrie Estrattive nella logica dell'organizzazione corporativa dello Stato.

Furono anni terribili di grandi crisi nelle miniere: ad ogni calo del prezzo dei metalli corrispondevano licenziamenti di massa.

La ripresa dell'attività estrattiva avvenne con l'autarchia di regime che altro non significava che ingenti finanziamenti a favore delle Società Minerarie le cui produzioni diventavano strategiche per la guerra in Abissinia fatta esclusivamente per dare “un impero” al Re d'Italia con i costi di una guerra che tutti gli italiani pagano ancora nel 2003 ogni qualvolta si servono della benzina per le loro automobili. Una tassa per la guerra iin Etiopia concorre a determinare il prezzo della benzina!

Con l'inizio della II Guerra mondiale le miniere metallifere conobbero una crisi di eccezionale portata raggiungendo il punto massimo a Montevecchio nel 1943 con il licenziamento di 1500 minatori. Alla fine di quell'anno in miniera rimasero appena 528 lavoratori.

La disoccupazione in quegli anni era il fenomeno “normale” che portava la fame nelle famiglie determinata anche dalle restrizioni dovute alla guerra.

Gli scarsi sussidi non erano suffienti. Per poter vivere o sopravvivere i minatori che perdevano il posto di lavoro nelle miniere metallifere spesso andavano a lavorare nelle miniere di carbone di Carbonia la città costruita dal nulla, in piena politica autarchica, proprio per sfruttare il carbone delle sue miniere e inaugurata nel 1938 dallo stesso Mussolini.

Gli operai non avevano più organizzazioni proprie se non il Sindacato fascista. Lo Stato fascista poteva dar loro nient'altro che qualche sussidio e qualche “befana fascista”.....

Solo con la fine della guerra e del fascismo nel 1945 il ritorno alla democrazia poteva essere possibile.

Montevecchio: Albergo Sartori costruito per ospitare gli operai.

San Gavino Monreale: Befana fascista nel salone della Fonderia.

San Gavino Monreale:Befana fascista nel salone della fonderia.

 

 

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