LA RICERCA DEL CONSENSO..

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Il fascismo non fu solo violenza fisica, terrore, devastazione di sedi di partiti politici ed organizzazioni sindacali e distruzione di ogni opposizione ma anche violenza “culturale” nel tentativo di darsi una base sociale di massa.

La fascistizzazione avvenne nella struttura dello stato con la sostituzione della Camera dei Deputati con la Camera dei Fasci e delle corporazioni. Nelle amministrazioni locali con la sostituzione dei Sindaci elettivi con i Podestà formalmente nominati dal Re ma indicati dal Partito Fascista.

Il Partito Nazionale Fascista ed il suo Capo diventano lo Stato con le sue ramificazioni Governative e Amministrative. Le sue squadre armate vengono trasformate, per legge, nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale diventando così organo di polizia.

La violenza serviva ad imporre certo questa trasformazione dello Stato ma, da sola, non sarebbe stata sufficiente a far “durare” il fascismo per un ventennio. Non fu, come sostennero allora i socialisti riformisti, un “fenomeno passeggero”.

Il fascismo per imporsi doveva darsi una base sociale, la più ampia possibile, con il consenso sulle sue idee e sulle sue teorie.

L'idea dell' “uomo forte”, dell'”uomo della provvidenza” che lottava contro il “male” costituito dal “bolscevismo” trovò una sua legittimazione davanti alle masse cattoliche anche con la firma dei Patti lateranensi del 1929.

L'idea del superamento dello scontro di classe e della lotta di classe con un interclassismo corporativo era oggettivamente condivisibile da una piccola borghesia atterrita dall'evolversi degli avvenimenti internazionali.

Lo stesso richiamo ai fasti di Roma e dell'impero romano ebbe facile presa in un “popolo” di reduci della prima guerra mondiale che sentiva più di altri l'orgoglio del nazionalismo fascista che si sarebbe spinto nell'avventura della guerra in Etiopia, allora Abissinia, poco redditizia sul piano economico e terrificante per le perdite umane inflitte a quel popolo con l'utilizzo da parte dell'esercito italiano, per volontà e su ordine di Mussolini, anche di gas micidiali.

Il nazionalismo della facile conquista di un “impero” trovò seguaci anche in settori culturali che si spinsero a teorizzare e “giustificare” le leggi razziste con il “Manifesto degli Scienziati Razzisti” pubblicato sul Giornale d'Italia il 14 Luglio 1938.

Il fascismo utilizzò tutti gli strumenti di comunicazione di massa, dalla radio al cinema, per ottenere quel consenso necessario per la sua stessa sopravvivenza.

Uno dei primi obiettivi, al suo nascere, fu quello di fondare “L'Unione Cinematografica Educativa” (LUCE) che nacque nel 1924.

Essa era il “megafono” del regime; produsse cortometraggi e servizi fotografici con l'intento di “educare” le masse alla “grandezza” del regime fascista e del suo capo.

Mussolini nella visita che fece a Montevecchio il 14 Maggio 1942 aveva al suo seguito gli operatori e i fotografi della “Luce”.

Il “soggetto protagonista” dei cortometraggi e delle fotografie era sempre uguale:la parata di regime con i gerarchi che passavano “tra ali di folle entusiaste” con i vestiti con molte pezze ed uno stomaco “entusiasticamente vuoto”.

Dopo la “Luce” venne fondata, nel 1938, la società di produzione INCOM (Industria Cortometraggi Milano) che per tutto il periodo bellico si specializzò nel “costruire” cortometraggi e notiziari, "la settimana INCOM"  per “magnificare  le eroiche gesta dell'esercito italiano” sotto la guida, ovviamente, di Mussolini.

La propaganda doveva cercare di ottenere un consenso che la realtà vera avrebbe negato.

La propaganda era parte significativa di un'azione che iniziava nella scuola. Ogni grado di istruzione corrispondeva ad un “inquadramento militaresco “ del bambino e del giovane. I vari “figli della lupa, i balilla, etc.” avevano una loro divisa ed una loro collocazione non solo scolastica ma sociale.

Oltre ai mezzi di comunicazione vengono istituiti enti che ebbero il solo obiettivo del “controllo totale” dell'individuo nelle sue varie espressioni e momenti di vita.

Nascono, tra gli altri Enti, l'Opera Maternità ed Infanzia, l'Opera Nazionale Balilla. Nasce anche l'Opera Nazionale del Dopolavoro che ha l'obiettivo di “controllare” i lavoratori, gli operai delle miniere, nei momenti di svago, nei pochi momenti ricreativi.

Ogni manifestazione anche sportiva doveva servire a creare il consenso.

Il regime aveva bisogno delle parate per “mostrarsi” e mostrare le “gerarchie” sociali alle quali si doveva obbedienza.

Gli intellettuali, docenti delle Scuole e delle Università venivano “reclutati” ed iscritti al Partito Fascista. La non iscrizione o il rifiuto della tessera del fascio costituiva la condizione del licenziamento. Anche questa fu violenza.