LE FONDERIE:DOMUSNOVAS,FLUMINIMAGGIORE,VILLACIDRO

 

DOMUSNOVAS- Il “bacino” di Domusnovas che comprendeva i territori di Musei e Villamassargia, costituì uno dei maggiori depositi di scorie antiche: si calcola che vi fossero cumuli di scorie per 100 tonnellate e che queste contenessero ancora una percentuale di piombo tra il 10 e il 14%.

Per ogni 100 Kg di piombo ricavato dal trattamento potevano trovarsi dai 60 ai 110 g di argento.

Fu nel 1858 che una società mista di francesi e italiani costruirono la fonderia che passarono poi ad imprenditori di  Cagliari.

 

Accanto alla fonderia vi era una laveria che veniva utilizzata per il trattamento del materiale. La fonderia era dotata di nove forni a manica e di un forno a riverbero alimentati dal “vento” di due trombe soffianti che ricevevano la loro forza motrice da turbine  e da una macchina a vapore.

Le turbine potevano utilizzare l’acqua del vicino Rio “S’Acqua Arruta”.

Oltre alle scorie antiche vennero trattate partite di minerale di 2^ e 3^ qualità della miniera di Monteponi.

Già nel 1870 le scorie erano praticamente esaurite.

FLUMINIMAGGIORE-Le scorie antiche contenute nel “deposito” della zona di Fluminimaggiore vennero stimate in 20/25 mila tonnellate. Esse contenevano sino al 18% di piombo per cui erano più ricche di questo metallo delle scorie di Domusnovas ma contenevano meno quantità di Argento. Infatti per ogni 100 Kg di piombo non si ricavavano più di 50 g di argento.

La scorta delle scorie antiche si esaurì dopo pochi anni di attività della Fonderia che venne attivata nel 1861.

Questa fonderia era dotata di 4 forni a manica alimentati dal carbone ricavato dalle foreste della zona.

Una turbina mossa dalle acque del torrente di Fluminimaggiore forniva il vento necessario ad alimentare il forno.

La relazione del 1871 di Quintino Sella al Parlamento, indica altre piccole attività di fonderia che avrebbero trattato scorie con percentuali di piombo fino al 40%.

VILLACIDRO - La fonderia di Villacidro, nata nel 1744, ad opera del Mandell, fu chiusa e abbandonata alla sua morte. Nella sua prima fase di vita la fonderia trattò i minerali della miniera di Montevecchio. In seguito venne chiusa e poi ristrutturata e riattivata dopo quasi un secolo, negli anni che vanno dal 1860 al 1864.

In quegli anni trattò le scorie delle lavorazioni fatte sul minerale di Montevecchio. La quantità di scorie venne stimata in 15/20 mila tonnellate.

La fonderia era dotata di quattro forni a manica alimentati dal vento di “una macchina soffiante” come dice la relazione, servita da una ruota idraulica che era mossa dalle acque del Rio Leni.