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Monteponi,
Montevecchio ed anche Pertusola licenziarono e migliaia di
minatori andarono ad ingrossare le fila dei disoccupati. Il dato
sul calo del Prodotto interno lordo del settore minerario che
passò dai 133 miliardi del 1929 ai 96 miliardi del 1933 è
emblematico di una crisi tragicamente evidente.
Solo nel 1940, per
la politica del riarmo della dittatura fascista in preparazione
della seconda guerra mondiale, il PIL tornò ai 200 miliardi (v.
pag.35 di “..e le sirene smisero di suonare” di Daverio
Giovannetti).
Montevecchio, già in
crisi peraltro, per i notevoli ritardi nella politica di
sviluppo strategico della sua attività, dovette fare i conti
drammaticamente con questa crisi.
Nel 1929 la sua
produzione si attestò sulle 21000 tonnellate che, si presumeva,
sarebbero state mantenute nel 1930.
Mentre, però, nel
1929, prima della crisi, da questa produzione ricavò £ 1700 a
tonnellata nel 1930 il prezzo ricavato fu appena di £ 300 a
tonnellata:una perdita insostenibile per tutti tanto più per
Montevecchio in considerazione del fatto che non possedeva una
sua fonderia e che, quindi, le spese della fusione incidevano
notevolmente fino a giungere al 68% del costo di produzione.
Le fonderie, invece,
per la lavorazione del minerale ricavavano esattamente £ 300 a
tonnellata.
Altre realtà come
Monteponi si dotarono di una fonderia, ben prima della
Montevecchio, e riuscirono a non naufragare.
Montevecchio e il
suo consiglio di amministrazione si trovò, nel 1930, di fronte
ad un bivio: investire somme considerevoli per dare impulso
nuovo alla produzione verticalizzandola con la costruzione di
una moderna fonderia capace di una lavorazione inizialmente di
10000 tonnellate all'anno oppure morire sotto il peso sempre più
insostenibile dei debiti.
Per la scelta a
favore della Fonderia fu determinante il ruolo di Francesco
Sartori, amministratore delegato della Monteponi, e di Domenico
Giordano, amministratore delegato della Montevecchio.
I due
amministratori, infatti, compresero subito dell'importanza
vitale, per entrambe le Società ma soprattutto per la
Montevecchio, della costituzione di una società che avesse
nella costruzione e gestione della fonderia, l'obiettivo
fondante. Dal loro accordo, poi ratificato dai rispettivi
consigli di amministrazione, nascerà la Società Italiana del
Piombo e, con essa, la Fonderia di San Gavino.
Una scheda cronologica e una scheda
tecnica riassumono, brevemente, la nascita e alcune caratteristiche tecniche della fonderia. |