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5-
Amministratore Delegato della Società Monteponi Montevecchio
fino al 1964;
6- Progettista
di impianti metallurgici per piombo e zinco. Il suo nome è
legato strettamente al grande progetto e alla costruzione della
fonderia di San Gavino;
7- La facoltà
di Ingegneria il 15 Maggio 1965 gli conferisce la Laurea
“honoris causa” in Ingegneria Mineraria;
8- Gli viene
conferita la cittadinanza onoraria dai Comuni di Arbus, Guspini,
San Gavino Monreale.
(Scheda tratta
dal libro “Montevecchio”di Iride Peis Concas, Edizioni S'Alvure)
Sin qui i
tratti salienti della sua biografia.
Non abbiamo
conosciuto l'ing. Rolandi se non attraverso le parole dei
minatori, giovani e vecchi, che raccontano, ancora, della sua
“educazione”, della sua sensibilità umana e della sua
competenza. Abbiamo, però, potuto acquisire una “conoscenza”
certo parziale con la lettura di passi significativi del suo
libro “La Metallurgia in Sardegna” Edizioni “L'Industria
Mineraria” del 1971.
Questa
pubblicazione di cui molti mettono in risalto, a ragione,
l'altissimo valore tecnico-scientifico per la “naturalezza”
nella narrazione e la competenza nella precisione dei dati,
contiene, nella parte che riguarda la Fonderia di San Gavino,
altri elementi che concorrono alla formazione, in chi legge, di
una opinione non riduttiva della levatura certo morale ma anche,
se non addirittura, politica dell'Ingegnere.
E' certamente
politica l'analisi che Rolandi fa delle cause che determinarono
la crisi economica mondiale degli anni trenta succedutasi al
crollo della Borsa di Wall Street del 1929.
La sua
requisitoria è puntuale e dura contro quel “......malinteso
liberismo economico”. “....la causa determinante del collasso
fosse il cinico agnosticismo di quel sistema di fronte alle
necessità delle crescenti popolazioni di assicurarsi la libertà
dal bisogno materiale e spirituale, attraverso la garanzia di un
lavoro continuo e redditizio...”.
In questa
lucida analisi vi è un significato che va oltre la categoria
morale per divenire valore oggettivamente politico.
Non sappiamo né
interessa, peraltro, sapere se e a quale formazione di partito
avesse mai affidato la rappresentanza delle convinzioni
politiche espresse magnificamente in questi brevi passi.
L'idea di
giustizia sociale traspare e viene unita costantemente alla
morale nel comportamento quotidiano anche nel lavoro.
Vi sono giudizi
ed opinioni espresse, nel libro, nei confronti di Dirigenti ed
operai che val la pena di sottolineare.
Se i giudizi
benevoli nei confronti degli alti dirigenti delle Società
Minerarie della Monteponi e della Montevecchio con i quali egli
lavorò e collaborò, possono ritenersi in qualche misura “dovuti”
anche se solo in ossequio alla sua cordiale e composta
signorilità nei rapporti “gerarchici”, i giudizi e le opinioni,
la stima espressi nei confronti dei lavoratori e di qualcuno in
particolare sono certamente sentiti e non dovuti anche
perché non richiesti né dalle persone destinatarie né
dalle situazioni vissute.
E' sufficiente
leggere ciò che scrive nei confronti di Arturo Tuveri di
Guspini, primo operaio assunto per la fonderia di San Gavino:
“Lealissimo, coraggioso, lavoratore instancabile, abile e
generoso, spirito fieramente indipendente, capace di dar tutto
in amore e di immediata rivolta contro le iniquità, ricco di
dignità profondamente sentita, dotato di una cultura
straordinaria in un uomo che non aveva potuto proseguire oltre
gli studi d'obbligo, di un buonsenso rarissimo, capace di
indirizzare sulle vie del successo le iniziative più
improvvisate, ricco di solidarietà immediate verso ogni
sofferenza, moralmente signore sì da potersi permettere
l'indipendenza dei giudizi di fronte a tutti, amici ed
avversari, equo a tal punto da rispettare pienamente le opinioni
di persone carissime opposte ai suoi modi di sentire e agire,
Arturo Tuveri rimane caro, nel ricordo di chi ha avuto la
fortuna di essergli accanto per anni, come è cara, nel giorno
rasserenato, la pura limpida trasparenza dell'aria dopo un
lavacro di pioggia”.
Un giudizio che
appare una lirica!
Ci chiediamo:
quanti altri Amministratori Delegati o Direttori Generali
avrebbero scritto un giudizio come questo nei confronti di un
operaio e, per giunta, comunista?
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