ING. GIOVANNI ROLANDI

 

Giovanni Rolandi nacque a Milano il 4 aprile 1898 e morì nella stessa città il 7 dicembre 1983 all'età di 85 anni.

Nel marzo del 1922 al Politecnico di Milano si laureò in Ingegneria Chimica.

Le tappe più importanti:

1- Direttore della Società Elettromeccanica a San Dalmazio Tenda (Cuneo) nel periodo 1922/23;

2- Ingegnere della Monteponi dal 1 Gennaio 1924 al 29 Giugno 1938;

3- Direttore della Società Italiana del Piombo poi della Società dello Zinco a Roma e Milano dal 30 Giugno al 30 Dicembre 1938;

4- Direttore Generale della Montevecchio, Società del Piombo e dello Zinco, dal 1 Gennaio 1930 al 1946;

5- Amministratore Delegato della Società Monteponi Montevecchio fino al 1964;

6- Progettista di impianti metallurgici per piombo e zinco. Il suo nome è legato strettamente al grande progetto e alla costruzione della fonderia di San Gavino;

7- La facoltà di Ingegneria il 15 Maggio 1965 gli conferisce la Laurea “honoris causa” in Ingegneria Mineraria;

8- Gli viene conferita la cittadinanza onoraria dai Comuni di Arbus, Guspini, San Gavino Monreale.

(Scheda tratta dal libro “Montevecchio”di Iride Peis Concas, Edizioni S'Alvure)

Sin qui i tratti salienti della sua biografia.

Non abbiamo conosciuto l'ing. Rolandi se non attraverso le parole dei minatori, giovani e vecchi, che raccontano, ancora, della sua “educazione”, della sua sensibilità umana e della sua competenza. Abbiamo, però, potuto acquisire una “conoscenza” certo parziale con la lettura di passi significativi del suo libro “La Metallurgia in Sardegna” Edizioni “L'Industria Mineraria” del 1971.

Questa pubblicazione di cui molti mettono in risalto, a ragione, l'altissimo valore tecnico-scientifico per la “naturalezza” nella narrazione e la competenza nella precisione dei dati, contiene, nella parte che riguarda la Fonderia di San Gavino, altri elementi che concorrono alla formazione, in chi legge, di una opinione non riduttiva della levatura certo morale ma anche, se non addirittura, politica dell'Ingegnere.

E' certamente politica l'analisi che Rolandi fa delle cause che determinarono la crisi economica mondiale degli anni trenta succedutasi al crollo della Borsa di Wall Street del 1929.

La sua requisitoria è puntuale e dura contro quel “......malinteso liberismo economico”. “....la causa determinante del collasso fosse il cinico agnosticismo di quel sistema di fronte alle necessità delle crescenti popolazioni di assicurarsi la libertà dal bisogno materiale e spirituale, attraverso la garanzia di un lavoro continuo e redditizio...”.

In questa lucida analisi vi è un significato che va oltre la categoria morale per divenire valore oggettivamente politico.

Non sappiamo né interessa, peraltro, sapere se e a quale formazione di partito avesse mai affidato la rappresentanza delle convinzioni politiche espresse magnificamente in questi brevi passi.

L'idea di giustizia sociale traspare e viene unita costantemente alla morale nel comportamento quotidiano anche nel lavoro.

Vi sono giudizi ed opinioni espresse, nel libro, nei confronti di Dirigenti ed operai che val la pena di sottolineare.

Se i giudizi benevoli nei confronti degli alti dirigenti delle Società Minerarie della Monteponi e della Montevecchio con i quali egli lavorò e collaborò, possono ritenersi in qualche misura “dovuti” anche se solo in ossequio alla sua cordiale e composta signorilità nei rapporti “gerarchici”, i giudizi e le opinioni, la stima espressi nei confronti dei lavoratori e di qualcuno in particolare sono certamente sentiti e non dovuti anche perché non richiesti né dalle persone destinatarie né dalle situazioni vissute.

E' sufficiente leggere ciò che scrive nei confronti di Arturo Tuveri di Guspini, primo operaio assunto per la fonderia di San Gavino: “Lealissimo, coraggioso, lavoratore instancabile, abile e generoso, spirito fieramente indipendente, capace di dar tutto in amore e di immediata rivolta contro le iniquità, ricco di dignità profondamente sentita, dotato di una cultura straordinaria in un uomo che non aveva potuto proseguire oltre gli studi d'obbligo, di un buonsenso rarissimo, capace di indirizzare sulle vie del successo le iniziative più improvvisate, ricco di solidarietà immediate verso ogni sofferenza, moralmente signore sì da potersi permettere l'indipendenza dei giudizi di fronte a tutti, amici ed avversari, equo a tal punto da rispettare pienamente le opinioni di persone carissime opposte ai suoi modi di sentire e agire, Arturo Tuveri rimane caro, nel ricordo di chi ha avuto la fortuna di essergli accanto per anni, come è cara, nel giorno rasserenato, la pura limpida trasparenza dell'aria dopo un lavacro di pioggia”.

Un giudizio che appare una lirica!

Ci chiediamo: quanti altri Amministratori Delegati o Direttori Generali avrebbero scritto un giudizio come questo nei confronti di un operaio e, per giunta, comunista?


 

 

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