|
Il
1847 fu per la Sardegna un anno di grandi manifestazioni
popolari. Nel novembre proprio di quell'anno a seguito delle
grandi manifestazioni popolari con le quali anche l'intera
classe dirigente sarda, pur con diverse posizioni al suo
interno, chiedeva al re Carlo Alberto la Fusione Perfetta, cioè
la "Fusione" della Sardegna dal
punto di vista amministrativo, politico ed economico con gli
Stati della terraferma .
Il
re aveva promesso di "estendere alla Sardegna, senza troppo
grave perturbazione e turbamento di cose, i benefizi
dell’Amministrazione stabilita nelle Province di Terraferma,
mercè una larga fusione di interessi», così da poter formare
«una sola famiglia di tutti i suoi amati sudditi con perfetta
parità di trattamento».
|
|
|
Ma
non tutto fu così semplice. I Sardi sono un popolo troppo
orgoglioso e fiero per accettare angherie vecchie o nuove che
siano.
I
vecchi rancori, le diffidenze e gli odi profondi verso i
piemontesi e verso il governo piemontese che sfociarono nella
ribellione e nella cacciata degli stessi Piemontesi dalla
Sardegna nel 1794, non furono mai dimenticati. Vi sono
due episodi alquanto curiosi che però sono indicativi di
quanto i deputati sardi si sentissero come estranei rispetto al
parlamento Piemontese.
Il
primo episodio, anche buffo se si vuole,
è costituito dall’ingresso a Palazzo Carignano di
Giovanni Siotto Pintor, uno di quegli intellettuali sardi che
nel novembre del 1847 più si era adoperato perché si
raggiungesse l'obiettivo della
fusione con
il Piemonte.
|
L'abbigliamento
di Pintor che si era presentato con il costume caratteristico
dei sardi (Sa berritta, orbace e cerchietto d'oro all'orecchio)
contrastava con l'eleganza e severità dei suoi colleghi
piemontesi o liguri o savoiardi della Camera di nomina regia.
Per
questo si dice che entrò nell'aula del Senato solo dopo aver
vinto con la forza le resistenze del portiere che evidentemente
aveva una qualche difficoltà a riconoscere in lui un Senatore.
Il
secondo episodio venne denunciato con una lettera
al Presidente della Camera dal deputato di Sassari
Pasquale Tola, che, quando nel maggio del 1848 in occasione di
una riunione con i colleghi delle altre province, rimarcò
l'assenza dell’emblema della Sardegna nell'aula dove,invece, erano dipinti e diversamente raffigurati quelli delle altre
province del Regno.
|