I MOTI DEL 1793/96

 

 

foto d'epoca

 

 

 

 

 

La situazione drammatica in cui era profondamente immersa la Sardegna dopo la dominazione spagnola di cui si pagò il prezzo per tanto tempo, fu una, se non la principale,delle  cause dei moti popolari del periodo 1793/96.  La fine del 700 fu "animata" da  movimenti, in Sardegna,che gli Storici non sono concordi nel ritenere “antifeudali” ma “semplicemente” antibaronali.

E’ evidente, infatti, il carattere interlocutorio del movimento il cui obiettivo non era il superamento del feudalesimo ma l’aggiustamento delle sue regole. Lo scontro era con i Baroni e la loro “tirannia”.

E’ certo che vari fattori influirono sulla “formazione” dell’idea di rivolta anche con le caratteristiche di cui si diceva prima, tra i quali:

1)  la diversa collocazione internazionale assunta dalla Sardegna del 1720 seppure “subalterna” al Piemonte;

2)  la stessa rivoluzione francese del 1789 e i suoi principi di giustizia e di uguaglianza “di fronte alla legge”.

Questi elementi destarono una qualche influenza anche nei confronti dei contadini e delle masse popolari sarde che iniziarono a sentire comunque  “stretto” l’involucro ormai superato del regime feudale.

Da qui i movimenti degli ultimi anni del secolo:

Prima la cacciata dei Piemontesi del 28 Aprile 1794 e poi la “rivoluzione” capeggiata nel 1796 da Giovanni Maria Angioy che venne sconfitta. Lo stesso Angioy fu abbandonato dai suoi seguaci e  per evitare l’arresto fu costretto alla fuga. Durante questa "rivoluzione sarda" si dice si cantasse l'inno:"Procurad'e moderare".