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Ancora in alto ben
visibile e riconoscibile, seppur diroccata, è la casa che in
quegli anni fu l'abitazione del Direttore del cantiere minerario
e che, in un secondo momento, divenne la sede dei soggiorni ad
Ingurtosu di Lady Idina Brassey.
La nostra guida ci
indica, ora, la strada che porta alla Stazione di Tinacci che fu
il crocevia dei “convogli ferroviari” che trasportavano il
minerale delle Laverie di Bau e Naracauli oppure il materiale
proveniente dallo “scalo marittimo” di Piscinas da smistare ai
vari cantieri.
Oggi non resta
nulla se non uno splendido bosco e un'acqua freschissima che dà
ristoro nelle torride estati sarde.
In questi luoghi,
ormai, c'è solo spazio per l'allevamento del bestiame e di
quegli splendidi animali che sono gli asinelli bianchi. Essi
sono chiusi nel loro recinto e si offrono tranquillamente
all'obiettivo di macchine fotografiche, nel nostro caso,
abbastanza incerte.
Seduti in questo
spazio a parlare e ad ascoltare racconti di vita che Giorgio, la
nostra guida, sulla spinta dell'emozione ci propina di buon
grado.
Incomincia a dirci
della sua nascita a Bau in quel lontano 1940 .... la
testimonianza fotografica del battesimo... quando il gruppo dei
protagonisti, anche inconsapevoli come il bambino, doveva fare
chilometri su chilometri, a piedi lungo sentieri di
montagna, per raggiungere, da Bau, la chiesa di Ingurtosu per la
cerimonia e tornare a casa.
La colonia marina
di Piscinas.....i suoi ricordi sono chiari guardando le foto del
1956 della passeggiata, in fila indiana, del gruppo dei bambini
sotto l'attenta vigilanza delle assistenti, lungo la spiaggia di
Piscinas....dune di sabbia...d'oro di sole.....
Un'altra foto
ritrae due bambine ospiti della colonia mentre mangiano in un
piatto di alluminio......Il momento della sistemazione della
bandiera.....
I momenti di vita
del villaggio di Bau erano scanditi, come in tutti i piccoli
villaggi dove tutti si conoscono, dalle manifestazioni
sociali..... tutto diventava "manifestazione sociale" gli stessi momenti
legati alle liturgie religiose.....la Chiesa e la parrocchia
riempiva un vuoto nella vita del villaggio e del paese. Le sue
funzioni religiose, costituivano la sola “fonte” della
socializzazione, l'unica risposta al bisogno della gente di
stare insieme, di condividere i momenti più diversi della
propria vita con gli altri “pari”.....
La cresima, la
messa officiata dal vescovo Tedde nel piazzale all'aperto era un
momento importante per tutti.....la processione con la santa.
E'
a questo punto che ci racconta e ci mostra lo scambio epistolare
tra due signori, legati da un vincolo di parentela, che ha come
oggetto la Statua della Santa di Bau e la “commissione del
lavoro ad un artigiano”. Questo avveniva nel 1948. La statua
raffigurava la Madonna del Rimedio col bambino in braccio e
costò all'epoca 12000 lire più il costo del trasporto per la
“spedizione” della statua per ferrovia fino alla Stazione di San
Gavino. Venne “costruita” da un laboratorio di Sassari. Il 31
Agosto 1948 fu la data della spedizione.
E' davvero
curioso come l'acquisto di una Statua divenga un “evento”
partecipato della gente del Borgo di Bau. Alcune espressioni
fanno un po' sorridere come la definizione che l'incaricato
dell'acquisto dà dell'artigiano chiamandolo
semplicemente “fabbricante di Statue” oppure la diversità nelle
forme di spedizione di quel tempo. L'incaricato, infatti,
parla di due possibilità: “a grande velocità” (pensiamo possa
essere la “posta celere” di quel tempo) oppure “a bagaglio
presso viaggiatore” (potrebbe essere pacco ordinario).
Di questo scambio
epistolare può essere vista la copia di una lettera che
abbiamo inserito anche nella consapevolezza delle difficoltà
oggettive della sua lettura.
Sono anch'esse una
testimonianza di vita “sociale” di un borgo minerario nato con
la miniera e morto, come villaggio, con essa. A sopravvivere
sono solo i ricordi di quanti vi hanno vissuto. |