BAU...E I RICORDI

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La visita agli impianti di Bau era stata programmata da tempo; il nostro obiettivo era quello di verificare quante e quali tracce dell'attività mineraria restassero. L'intera area di Bau da tantissimo tempo, ormai, è occupata dalla Colonia Penale all'aperto di “Is Arenas” di Arbus.

Le poche tracce dell'attività mineraria sono ruderi e alcune strutture logistiche recuperate e riadattate per l'attività della Colonia Penale. Dopo aver varcato l'ingresso della colonia con l'autorizzazione ben più che cortese del personale di Polizia Penitenziaria arriviamo ad un piazzale enorme i cui “confini” sono delimitati e“sorvegliati” da eucaliptus altissimi che ben si prestano al loro compito di “sentinelle del silenzio”.Siamo accompagnati da Giorgio che ha vissuto la sua infanzia in questo luogo incantevole per i suoi boschi.

E' lui che ci indica, davanti a noi, alcuni ruderi irriconoscibili che  hanno il pregio, però, di “testimoniare” che in quel punto sorgeva la Laveria di Bau la cui costruzione venne autorizzata nel lontano 1874.

Nei primi anni del 1900 essa divenne Laveria-Vetreria e svolse la sua attività per un solo anno producendo 450 tonnellate di vetro con un ricavo di 60 mila lire e l'impiego di 100 operai.

 

Il nostro sguardo, alla nostra sinistra, in un avido passaggio per cogliere quanto più è possibile, indugia su alcune strutture logistiche oggi recuperate per le funzioni istituzionali della Colonia Penale ma che nell'attività mineraria ebbero il ruolo di case per i minatori, “rifugio” per i muli e ripostiglio di attrezzature e materiali per la miniera.

Qualcuno le definisce semplicemente “scuderie”.

Interno della Laveria di Bau - Ingurtosu

Strutture logistiche di Bau

Ancora in alto ben visibile e riconoscibile, seppur diroccata, è la casa che in quegli anni fu l'abitazione del Direttore del cantiere minerario e che, in un secondo momento, divenne la sede dei soggiorni ad Ingurtosu di Lady Idina Brassey.

La nostra guida ci indica, ora, la strada che porta alla Stazione di Tinacci che fu il crocevia dei “convogli ferroviari” che trasportavano il minerale delle Laverie di Bau e Naracauli oppure il materiale proveniente dallo “scalo marittimo” di Piscinas da smistare ai vari cantieri.

Oggi non resta nulla se non uno splendido bosco e un'acqua freschissima che dà ristoro nelle torride estati sarde.

In questi luoghi, ormai, c'è solo spazio per l'allevamento del bestiame e di quegli splendidi animali che sono gli asinelli bianchi. Essi sono chiusi nel loro recinto e si offrono tranquillamente all'obiettivo di macchine fotografiche, nel nostro caso, abbastanza incerte.

Seduti in questo spazio a parlare e ad ascoltare racconti di vita che Giorgio, la nostra guida, sulla spinta dell'emozione ci propina di buon grado.

Incomincia a dirci della sua nascita a Bau in quel lontano 1940 .... la testimonianza fotografica del battesimo... quando il gruppo dei protagonisti, anche inconsapevoli come il bambino, doveva fare chilometri su chilometri, a piedi lungo  sentieri di montagna, per raggiungere, da Bau, la chiesa di Ingurtosu per la cerimonia e tornare a casa.

La colonia marina di Piscinas.....i suoi ricordi sono chiari guardando le foto del 1956 della passeggiata, in fila indiana, del gruppo dei bambini sotto l'attenta vigilanza delle assistenti, lungo la spiaggia di Piscinas....dune di sabbia...d'oro di sole.....

Un'altra foto ritrae due bambine ospiti della colonia mentre mangiano in un piatto di alluminio......Il momento della sistemazione della bandiera.....

I momenti di vita del villaggio di Bau erano scanditi, come in tutti i piccoli villaggi dove tutti si conoscono, dalle manifestazioni sociali..... tutto diventava "manifestazione sociale" gli stessi  momenti legati alle liturgie religiose.....la Chiesa e la parrocchia riempiva un vuoto nella vita del villaggio e del paese. Le sue funzioni religiose, costituivano la sola “fonte” della socializzazione, l'unica risposta al bisogno della gente di stare insieme, di condividere i momenti più diversi della propria vita con gli altri “pari”.....

La cresima, la messa officiata dal vescovo Tedde nel piazzale all'aperto era un momento importante per tutti.....la processione con la santa.

 E' a questo punto che ci racconta e ci mostra lo scambio epistolare tra due signori, legati da un vincolo di parentela, che ha come oggetto la Statua della Santa di Bau e la “commissione del lavoro ad un artigiano”. Questo avveniva nel 1948. La statua raffigurava la Madonna del Rimedio col bambino in braccio e costò all'epoca 12000 lire più il costo del trasporto per la “spedizione” della statua per ferrovia fino alla Stazione di San Gavino. Venne “costruita” da un laboratorio di Sassari. Il 31 Agosto 1948 fu la data della spedizione.

E' davvero curioso come l'acquisto di una Statua divenga un “evento” partecipato della gente del Borgo di Bau. Alcune espressioni fanno un po' sorridere come la definizione che l'incaricato dell'acquisto  dà dell'artigiano chiamandolo semplicemente “fabbricante di Statue” oppure la diversità nelle forme di spedizione di quel tempo. L'incaricato, infatti, parla di due possibilità: “a grande velocità” (pensiamo possa essere la “posta celere” di quel tempo) oppure “a bagaglio presso viaggiatore” (potrebbe essere pacco ordinario).

Di questo scambio epistolare può essere vista la copia di una lettera  che abbiamo inserito anche nella consapevolezza delle difficoltà oggettive della sua lettura.

Sono anch'esse una testimonianza di vita “sociale” di un borgo minerario nato con la miniera e morto, come villaggio, con essa. A sopravvivere sono solo i ricordi di quanti vi hanno vissuto.

Bau, casa del Direttore del Cantiere minerario

Bau, Stazione di Tinacci

Bau, gli asinelli bianchi

Bau, il corteo del battesimo

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