LA FESTA

Quando si incomincia una ricerca su un periodo storico, può accadere, non di rado, di “inciampare” su documenti che per l’economia della ricerca stessa potrebbero non essere importanti ma  che ci riportano indietro nel tempo, alla nostra adolescenza, ai suoi “sapori”, ad avvenimenti vissuti che sono rimasti, nei nostri ricordi, ben vivi e pieni della loro “sacralità” pagana. E’ una contraddizione? Forse! Ma è una contraddizione voluta per dire che in tutti gli avvenimenti che viviamo e che si svolgono davanti ai nostri occhi nella quotidianità vi è una “ritualità” che li rende sacri.

Nella nostra ricerca ci siamo imbattuti in un documento contenente i:

 “GOCCIUS de Maria SS. ASSUNTA

Venerada in Guspini 

In fondo vi è il “ Visto:se ne permette la stampa-

Ales 24 Luglio 1897 – Manias – Vic. Gen.

La tipografia che la stampò fu la Tipografia GARAU & PUXEDDU di Guspini.

I Goccius, parola di origine spagnola da “GOZARE” che significa “godere”, “godimento”, furono una forma di canto popolare in sardo composto da strofe di sei versi con altri due che fungevano da ritornello, utilizzato per cantare, appunto, la vita dei santi ed in questo caso dell’Assunta.

La Festa di Santa Maria Assunta è la festa più importante di Guspini e ricorre il 15 di Agosto.

Un mese prima della festa la “gente”, specialmente donne ma non solo, si riuniva nei vari quartieri o “bixiausu” come si dice in sardo per cantare i “goccius”. Si riunivano al tramonto ma andavano avanti sino a notte tarda.

Nei ricordi che ci sommergono vi sono le voci squillanti delle donne che si sentivano lontane, chiare; i pochi uomini che partecipavano erano quasi sempre “armati” di una voce che mal si conciliava con il canto: sempre fuori tempo vagavano come pecorelle smarrite.

Era ormai un rito che si ripeteva ogni sera come era un rito attendere i minatori che a sera tarda rientravano dal turno di lavoro:
.Il turno delle 11

passava con qualche mormorìo...

"Sa mesa 'e is turronis" La bancarella dei Torroni, tipico dolce sardo.

...le voci squillanti   delle donne si sentivano lontane, chiare..
Inizio secolo:la bancarella dei torroni "simbolo" della festa!

Si vedevano passare a piccoli gruppi con lo zainetto contenente i resti del pasto consumato durante l’orario di lavoro.

Il turno delle 11 (23) passava con qualche mormorio che rompeva appena il silenzio della notte. Era un rito pagano ma ricco di sacralità specie nel quartiere delle case popolari di Guspini con una forte presenza di famiglie di minatori.

Vi proponiamo due strofe dei “Goccius”; se volete leggerli e conoscere per intero vi rimandiamo al libro “Identità di un paese” di Tarcisio Agus, Sindaco di Guspini, e Gian Paolo Pusceddu,giornalista de “L’Unione Sarda”. La casa editrice del libro è: “editrice S’Alvure”.

 

Su celu est in allegria;

Sa terra in sollennidadi

In tronu de Magestadi,

Riposat oi Maria,

 

Cun d’una boxi amorosa,

Su fillu d’ha cumbidada,

Beni po esseri coronada

Mamma cara, Filla e sposa;

Totu bella e tot’ermosa,

De su Libanu gloria.

In tronu de magestadi ecc,

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