La Lingua Sarda

 

Con l'imposizione della lingua italiana in tutti gli atti pubblici, il governo e la parte della classe dirigente dell'epoca si pose l'obiettivo dichiarato dell'annientamento dell'identità sarda stessa. "La proibizione" dei "dialetti sardi" a vantaggio della lingua italiana aveva il compito, secondo Baudi di Vesme, di unificare i popoli del regno, far uscire la Sardegna e i sardi dal loro isolamento per farli progredire dal punto di vista economico, sociale e politico.

Manifesto che ricorda "Sa die de sa Sardigna"

La "teoria" dei dialetti sardi è stata osservata sino ai nostri giorni: il sardo non è una lingua,  è un dialetto. A scuola il bambino che parlava il "dialetto sardo" era un  sottosviluppato se non mentale certamente culturale. Era vissuto come segno indelebile di arretratezza del bambino e, soprattutto, della famiglia.

Gli Insegnanti e le istituzioni scolastiche, la Scuola, portarono avanti una battaglia senza quartiere a favore della lingua italiana e contro "il dialetto sardo"; alle famiglie veniva imposto l'obbligo del "parlare italiano" anche nei rapporti normali e affettivi con i figli.

La stessa identità sarda che quella lingua, non dialetto, esprimeva veniva annientata e derisa persino.

 

I Sardi, fino ai nostri giorni, portarono avanti una vera e propria lotta culturale a difesa della propria lingua e della propria identità culturale. La lingua Sarda esprime le radici culturale, l'essere stesso profondo della storia dell'isola.

La  battaglia per la difesa della lingua sarda ha portato all'emanazione di una legge votata in Parlamento il 15 Dicembre1999 a Tutela delle minoranze linguistiche, quindi anche  della lingua Sarda, che così può riprendere il posto che le compete anche nell'insegnamento a Scuola come materia scolastica.

 

Legge 15 Dicembre 1999, n. 482

" Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche "

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 20 dicembre 1999

Art. 1.

1. La lingua ufficiale della Repubblica é l'italiano.

2. La Repubblica, che valorizza il patrimonio linguistico e culturale della

lingua italiana, promuove altresì la valorizzazione delle lingue e delle culture

tutelate dalla presente legge.

Art. 2.

1. In attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princìpi

generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica

tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche,

greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale,

il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo.

 

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