LE FONDERIE

 Masua,Funtanamare,Bonaria Domusnovas,Fluminimaggiore,Villacidro San Gavino M.le

 

San Gavino Monreale,panorama della fonderia ad "un camino",foto del 1932.

Il problema della metallurgia in Sardegna venne posto da Quintino Sella nella sua relazione del 1871 nel capitolo in cui si sofferma sulla necessità del trattamento e della fusione dei minerali in loco.

La maggior parte dei minerali estratti in Sardegna veniva, infatti,  esportata nel  continente e all’estero per essere fusa, trattata e commercializzata a prezzi alti, tra gli altri, alla stessa Sardegna.

L’Isola era perciò la "fornitrice, con le sue miniere, delle materie prime: il ciclo produttivo si fermava con la coltivazione e l’estrazione del minerale.” Questa era stata sin dall’inizio la politica di tipo colonialistico delle società minerarie che potevano estrarre a basso costo i minerali per collocarli sul mercato a prezzi competitivi.

Inizialmente l’esportazione poteva essere determinata da una serie di cause interdipendenti:

1)   1)  la mancanza di capitali “sardi” favorì la “penetrazione” di società straniere e continentali nella gestione delle concessioni minerarie. Queste società avevano l’interesse primario  dell’esportazione dei minerali;

2)   2)  la produzione stessa, in special modo per quanto riguarda lo zinco, inizialmente non era tale da consentire l’attività   di una  fonderia in loco ;

3)   3) la mancanza di operai specializzati sardi, i fonditori, che potessero in qualche modo essere di stimolo a questa nuova fase della produzione influì molto;

 4)   lo stesso prezzo del combustibile, il coke inglese, utilizzato per alimentare i forni delle fonderie non poteva consentire l’inizio di questa attività.

 5) A tutto questo doveva essere aggiunto il quadro ambientale insalubre che generando una malattia terribile come la malaria impediva l’attività lavorativa per tutto l’anno.

Ma le condizioni cambiarono e lo stesso Quintino Sella già allora nel 1871 affermò in modo chiaro che se le Fonderie non venivano sviluppate come un settore importante del processo produttivo delle miniere, se la metallurgia non veniva sviluppata in Sardegna non era certamente per un problema di costi economici. La Relazione del Sella parla dettagliatamente di alcune Fonderie che intrapresero una attività degna di nota anche se per un tempo abbastanza limitato: la Fonderia di Villacidro che iniziò la sua attività nel 1774, Masua, Funtanamare; Bonaria, Domusnovas, Fluminimaggiore.

 Esattamente un secolo dopo nel 1971 l’Ing. Giovanni Rolandi nel suo Libro “La Metallurgia In Sardegna” , Edizioni “L’Industria Mineraria” 1971, e precisamente nelle cinquanta pagine dedicate alla Fonderia di San Gavino Monreale,  fa una lucida analisi della estrema necessità di una Metallurgia  che con nuovi impianti completasse il processo produttivo, in questo caso,  delle miniere di Montevecchio. Una verticalizzazione della produzione che diventava improcrastinabile in presenza di una crisi mondiale che dal 1929 alla metà degli anni trenta  colpì soprattutto le miniere e il loro mercato di materie prime. Il prezzo del minerale scese vertiginosamente facendo aumentare il deficit dei bilanci. E’ In questo quadro che Dirigenti delle miniere di Montevecchio e di Monteponi, che oggi noi chiameremmo manager illuminati,  posero la necessità di costruire e attivare la Fonderia di San Gavino  vincendo le resistenze di “miopi e ricchissimi finanzieri emersi dalla prima guerra mondiale……”.

La Fonderia di San Gavino fu, anche rispetto a quella di Monteponi, l’esempio più concreto di Impianto Metallurgico moderno la cui attività iniziò esattamente il 10 giugno 1932.

San Gavino Monreale:La costruzione delle "pensiline" per il "parcheggio" delle "utilitarie" dell'epoca ovvero le biciclette operaie!foto del 1938.

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