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Nell'
opera "Considerazioni politiche ed economiche sulla
Sardegna ",
scritta, su incarico del re Carlo Alberto tra l'ottobre e
il novembre 1847 ma completata nel febbraio 1848, Carlo
Baudi di
Vesme scrisse che la Sardegna destava pietà.
Le
sue campagne abbandonate; l'allevamento del bestiame
inesistente; la maggior parte dei villaggi distrutti o
flagellati dalla miseria e dalla fame. Questa situazione era
resa ancora più difficile dalla “chiusura” della società
sarda che sarebbe stata difficilmente integrabile col resto del
Regno.
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Per
aprire la società sarda all'innovazione occorreva, secondo il
conte di Vesme, partire dalla
Lingua.
Quella
che il Baudi di Vesme chiamava allora "i dialetti
sardi"doveva essere proibita in ogni luogo, in ogni atto
pubblico. Doveva essere parlata e scritta solo la lingua
italiana che i "Sardi hanno dimostrato di non conoscere
affatto" disse il Vesme e che invece, sarebbe stata in
grado di unire tutti i "nativi di vari luoghi".
Da
questo bisognava partire per creare quelle condizioni di base
per lo sviluppo della Sardegna.
Due
erano i settori individuati:l'agricoltura e le miniere.
L’analisi del Baudi di Vesme non poteva comprendere allora che
per aprire la società sarda all’innovazione non era
necessario “l’abolizione” della lingua sarda: dovevano
essere attuati provvedimenti che permettessero il nascere di
un’organizzazione sociale nuova che sapesse accettare ed anzi
stimolare lo sviluppo.
Il
Governo Piemontese
gradatamente iniziò la sua opera “riformatrice” già a metà
del 700. Lo indichiamo tra virgolette per rispettare un
dibattito vivo ancora oggi tra gli storici su quello che fu il
ruolo “riformatore” del Regno Sabaudo in Sardegna. Noi ci
limitiamo qui ad indicare quelli che furono i principali
provvedimenti adottati che furono utili al superamento del
regime feudale.
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1764
e 1765 – per
l’Istruzione vennero riformate le Università di Cagliari
e Sassari sul modello torinese. Le Università come centro
di Istruzione più importante in mano ai Gesuiti, conobbero
una crisi “strutturale” e di identità stessa. La
Riforma servì al loro sviluppo svincolandole dal controllo
del Clero e Nel 1823 Carlo Felice istituisce la Scuola
Elementare in ogni centro.
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1807
l’Isola venne divisa in 15 province ed istituita la
Prefettura in ogni capoluogo; nel 1859 le province vennero
portate a due:Cagliari e Sassari;
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1820
L’Editto delle chiudende. Con questo Editto si
permetteva la “chiusura” delle terre come proprietà
privata.
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1835 si iniziò a varare i primi provvedimenti per il
superamento del feudalesimo riscattando i diritti feudali.
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1840
– la Legge sui suoli che sanciva per lo stato il diritto
di dare in concessione lo sfruttamento del sottosuolo a chi
fosse in grado di investire in questo settore. Per la prima
volta si distingueva la proprietà del suolo dal diritto che
lo stato avocava a sé di sfruttamento del sottosuolo. Fu
una legge importantissima per le miniere. In Sardegna venne
applicata dal 1848.
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1847
– l’anno fu importante per la battaglia vinta delle
popolazioni e in testa le classi dirigenti emergenti (una
borghesia ancora impacciata, una classe di intellettuali
che inizia ad aver presente l’idea in qualche modo
“nazionale” della sardegna) per la “fusione
perfetta” con le province di terraferma del Regno.
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1847
- nello stesso anno entra in vigore in Sardegna il sistema
metrico decimale. C’è da dire subito che questa riforma
non fu vista bene da quelle classi cui le antiche misure
consentirono di lucrare enormemente. Per questo scatenarono
rivolte incitando quella parte di masse popolari che allora
come oggi, ha terrore delle innovazioni.
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1847
-La Reale Udienza, l'organo massimo che affiancava il viceré
nella direzione amministrativa e politica, venne sostituita
da un Senato con funzioni diverse;
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1848
– vengono applicati in Sardegna i codici civile e penale
vigenti negli “stati continentali”;
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nello
stesso anno viene abolita la carica del vicerè, il bilancio
autonomo e il sistema fiscale viene completamente
modificato.
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Furono
introdotte:
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l'imposta
sulle successioni;
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l'imposta
sulla carta bollata;
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l'imposta
mobiliare e personale;
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l'imposta
sulle industrie e professioni;
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l'imposta
prediale, cioè sul reddito dei terreni.
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