LO SVILUPPO

 

Minerale prodotto annualmente

L'attività mineraria andò sviluppandosi per un lungo periodo. La tabella indicata a fianco è solo una delle tante tabelle contenute nella relazione che venne svolta in Parlamento nel 1871.

I dati dicono che lo sviluppo venne determinato dalla Legge mineraria del 1840 prima e poi confermata ed anzi estesa con la legge del 1859. Le miniere sarde erano divenute appetibili per due ragioni principali:

1) le miniere, pressoché vergini, consentivano l'estrazione del minerale inizialmente senza grossi investimenti; 

2) il prezzo dei metalli a livello internazionale era alto.

Per questi motivi gli investimenti divenivano altamente remunerativi.

Lo sviluppo fu davvero enorme,  tutta la documentazione  lo conferma, negli anni che vanno dal 1865 al 1885 per poi avere una piccola flessione e riprendersi subito dopo.

anno

operai quintali/p valore/lire

1630/44

 

400

4800000

1741/58

 

5000

4800000

1832/47

 

3000

4800000

1848/50

 

10000

4800000

1851

616

13346

148203

1865/66

7059

400693

4956764

1866/67

6600

549658

6793250

1867/68

8264

1066885

11121314

1868/69

9171

1279346

13464780

Tabella tratta da:"Quintino Sella:
Sulle condizioni dell'industria mineraria nella  Isola di Sardegna. 

Agli inizi del 1900 sino allo scoppio del I conflitto mondiale, la produzione sale con un buon tasso di incremento annuo.  

I dati, riportati da Girolamo Sotgiu nel suo saggio Modernizzazione e arretratezza contenuto nel volume 14/16 Archivio Sardo del Movimento operaio....., indicano per il 1907  una produzione di 195.131 ton. il valore in lire della produzione fu di 32.123.000. Una somma eccezionale. 

Il capitale investito dava dei dividendi altissimi. Sempre dallo stesso libro si ricava che la Società Monteponi nel 1900/01 aveva dato dividendi ai suoi azionisti di 20 lire pari al 4% sul valore nom. 

Nel 1912/13 le stesse azioni davano un dividendo di lire 50 pari al 10% sul v.nom. e nel 1914 di 75 lire pari al 15%, anche se proprio nel 1914 le miniere sarde, a capitale straniero, subirono una crisi profonda per l'impossibilità di esportare il minerale nei mercati tedesco, francese,inglese e belga. Furono 6000 i minatori licenziati nelle 45 miniere dell'Iglesiente. 

Ciononostante rimane il dato dell'affare finanziario legato alle azioni delle società minerarie  per l' aumento della domanda di metalli per l'industria pesante. 

Così successe per il secondo conflitto mondiale. L'autarchia e il bisogno sempre maggiore di metalli per gli  armamenti determinarono la "rinascita" anche di piccole miniere abbandonate perchè antieconomiche o la nascita di una miniera di carbone e di una città come appunto Carbonia che venne fondata nel 1938 proprio in funzione della guerra.

La stessa ricostruzione post-bellica non poteva prescindere dall'industria mineraria.

Nel bacino minerario del Sulcis - Iglesiente - Guspinese era concentrato il 26,5% dei minatori italiani: in queste miniere, che potevano vantare un apparato produttivo tecnicamente avanzato,

il 43% degli operai era impegnato in lavorazioni con 1000 operai, il 25% in lavorazioni da 501 a 1000, il 22% da 101 a 500 e solo il 10% in lavorazioni inferiori a 100 operai.

Questo era il Bacino minerario metallifero più importante in Italia e in Europa. La produzione di queste miniere influenzava le Borse europee come quella di Londra e da questa   dipendeva il prezzo dei metalli e con esso la sorte dei lavoratori.

Il crollo di Wall Street del 1929  si fece sentire anche sui minatori del Bacino minerario: migliaia  di lavoratori furono licenziati; non fu, quindi, solo un dramma americano. 

Tra alti e bassi in un'altalena impressionante le miniere furono il settore trainante per un'economia "monolitica" come quella sarda, fino alla metà degli anni sessanta. 

E' da allora che ha inizio il sostegno del denaro pubblico della Regione Sarda e dello Stato per garantire i livelli occupazionali.

Daverio Giovannetti, già parlamentare del P.C.I. e Segretario della C.G.I.L. Sarda, nel suo libro:" E le sirene smisero di suonare....."-Aipsa edizioni, afferma, con schiettezza parlando dell'intervento pubblico, che questo:

"ha fatto di Iglesias e degli Iglesienti dei miniera-dipendenti e dei salario-dipendenti, a scapito di capacità autonome.   

L'epoca pubblica con le sue illusioni e le sue volute disattenzioni, ha avuto effetti nefasti sulla coscienza dei lavoratori e conseguenze sulle sorti stesse dell'industria mineraria, sino alla

sua fine".