MIO PADRE IVO

 

Mio padre.....Ivo....si chiamava Ivo....un nome breve quasi a testimoniare un suo tratto caratteristico.....congenito: la semplicità. Lui non amava i fronzoli....le etichette.....andava al sodo, la sostanza contro la forma o comunque la forma sempre ritenuta un mezzo per l'affermazione della sostanza, del contenuto, dei princìpi fondamentali.

Ancora oggi, ricordandolo, mi sembra così in contrasto con la "affannosa" ricerca formale della Montevecchio di quei tempi, un pò classista, che conferma la sua scelta di non acquistare casa lì. "Montevecchio mi ha visto abbastanza lavorare sottoterra come una talpa ed io ho visto Montevecchio che mi è sufficiente per il resto della vita". Questo voleva dire che non amasse Montevecchio e il suo lavoro? Tutt'altro! amava entrambi con una passione sfrenata che gli veniva riconosciuta da tutti....fece quella scelta per allontanare anche il ricordo delle sofferenze....i disagi..la durezza del lavoro in miniera  divorano tutto sin dentro l'anima.

Per continuare ad amare entrambi è necessario aver riguardo di conservarne il ricordo in un cantuccio della memoria..... Lui fece questo. Era ottimista....amava la vita come nessuno, amava stare in compagnia, scambiare una battuta con la "gente" che incontrava in paese a Guspini.....

Tutti lo stimavano per questo........era un minatore vero...scavava, riusciva a scavare in ciascuno per trovare un'opportunità di sorridere insieme.

..Era un minatore vero...

foto di gruppo a Montevecchio

...La morte è solo assenza di vita...
gruppo di abitanti di montevecchio

Amava profondamente la vita, certo, "dopo che sono scampato a 64 mesi di guerra, vuoi che non ami la vita? vuoi che abbia paura della morte?"...non aveva paura della morte.....la morte è solo "assenza di vita", è solo non essere più visibile da altri se non da se stessi.....Aveva paura invece della sofferenza terribile che vi può essere in una agonia.......Era del 1921 "una classe" difficile....a 13 anni era già in miniera a fare il "carichino". Montevecchio, la miniera, lo vide lavorare anche come perforatore...inghiottendo la polvere che concede, gratuitamente, una malattia terribile e irreversibile come la silicosi.

A 18 anni venne mandato al fronte albanese a far la guerra che gli avevano promesso che, per lui, sarebbe durata 6 mesi ed invece durò qualcosa di più diciamo 64 mesi fino alla liberazione di Bologna.....con un esercito americano che forse dimostrava troppo la sua amicizia nei confronti dei militari italiani permettendo loro di schierarsi sempre in prima fila tranne quando si trattava di fare le parate militari.....penso proprio che non avesse mai amato la guerra nè gli eserciti vincitori o vinti.

Questo era Ivo...MIO padre.....lo stimavo molto, ero la sua prediletta. 

La sconfitta più grande fu la sua morte.....è dovuto andare per un male che molte volte non perdona ma che non sarà incurabile in eterno......è dovuto andare dopo aver visto per appena tre anni la figlia, io, essere medico e curarlo impotente.......eppure anche in quei momenti.. attaccato all'ossigeno che gli concedeva istanti di vita....quando i medicinali riuscivano in qualche modo a lenire il dolore trovava il modo di ridere e di farci ridere........Non dimenticherò mai che, due mesi prima di morire, riuscì a sollevare la gamba, lui a letto  senza forze, e "soffiare" un sorriso dicendo, alludendo al movimento, "avete visto che can can"!

Anche questo fu mio padre.  

AnnaMaria