MONTEVECCHIO: LE CONCESSIONI MINERARIE

S.Antonio    Sartori     Piccalinna   Sciria   Sanna   Telle   Casargiu

 

 

 

All'art.2 del Regio Decreto del 28 aprile 1848, la cui copia è firmata dal Principe Eugenio di Savoja-Carignano Luogotenente di S.M., vi è indicato espressamente che “Questa miniera comprende una estensione di 6 km di lunghezza e due di larghezza e formerà tre distinte concessioni sotto la denominazione di Montevecchio n. 1- 2- 3 . Queste concessioni saranno determinate nel modo seguente: partendo dal punto dove il filone viene a tagliare il ruscello denominato Rio si prenderanno sulla sua prima direzione Nord-Sud mille metri da cadun lato di questo punto: si tirerà da punto M una linea retta sul punto di Tintillonis, e dal punto B una linea parallela a questa, le quali linee limiteranno i campi di concessione al Nord-Ovest e al Sud-Est. Poscia si abbasserà dal punto B una perpendicolare sopra queste due linee la quale determinerà il limite Nord-Est della concessione n.1. Partendo dallo stesso punto B si prenderanno sulla linea parallela che passa per questo punto tre distanza di 2000 metri caduna da dove si abbasseranno dette perpendicolari, le quali formeranno i limiti Sud-Ovest delle concessioni n.1. 2. 3.”

E’ questo il testo del Regio Decreto del 28 aprile 1848, che abbiamo potuto leggere dal libro “Le miniere di Montevecchio” di Emanuele Concas, con il quale Re Carlo Alberto diede in concessione le miniere di Montevecchio a Giovanni Antonio Sanna.

E’ un documento davvero eccezionale che all’art. 4 impone che il concessionario Giovanni Antonio Sanna “……si uniformerà del pari alle istruzioni che gli verranno impartite dall’Amministrazione delle miniere per tutto ciò che concerne la buona direzione dei lavori e la sicurezza degli operaj”.

La sicurezza degli operai viene richiamata, almeno formalmente, come un dovere da adempiere.

La concessione, che viene data per i minerali di galena e di ferro ematite, (solo nel 1902 con Regio Decreto del Re Carlo Emanuele III viene estesa allo zinco), all’art. 6 recita testualmente “In fine di ciascuno anno dovrà rimettere all’Amministrazione delle miniere il piano dei lavori eseguiti, come pure uno stato in doppia spedizione del minerale estratto, ed indicante il numero degli operaj impiegati.”

Abbiamo voluto richiamare questi articoli perché indicano in modo chiaro quanto il controllo sulle concessioni minerario fosse almeno un dovere enunciato. Non servirà a molto perché nessuno, come si vedrà in occasione del tragico fatto del 1871 nel quale donne e bambine persero la vita per il crollo di un deposito d’acqua, venne chiamato a rispondere delle sue responsabilità.

 

Le concessioni Montevecchio n.1. 2. 3. comprendevano, come può vedersi in modo chiaro dalla cartina, distintamente le seguenti miniere:

Montevecchio n. 1:Miniera S. Antonio con Pozzo S. Antonio e Pozzo Sartori;

Montevecchio n. 2: Miniera Sanna con Pozzo Sanna;

Montevecchio n. 3:Miniere di Telle con Pozzo Amsicora e Casargiu con Pozzo Fais. Casargiu si trova proprio nella parte estrema della concessione e confina con le miniere di Ingurtosu.

Le miniere di Piccalinna con Pozzo San Giovanni e Genna Sciria vennero acquisite dalla Società Montevecchio solo nel 1889.

Le miniere della Concessione Montevecchio n.1 insieme a Piccalinna e Genna Sciria costituiscono gli impianti di Levante;

Le miniere delle Concessioni Montevecchio n.2 e 3, costituiscono gli impianti di Ponente.

 
 
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