MONTEVECCHIO:SCIOPERO del 1949

 

Lo sciopero del 1949 fu lungo 49 giorni e perdente per i minatori di Montevecchio che dovettero accettare il Patto Aziendale.

Nella Tesi di Laurea della Professoressa Fonnesu Maria Loredana è contenuta una tesi suggestiva e verosimile:

"Per capire come si arrivò all'occupazione dei pozzi del 1949 è necessario tener presente la situazione nel bacino minerario: da una parte la difficoltà delle miniere di carbone, che si trovavano nel Sulcis e che rischiavano la chiusura e i licenziamenti. Dall'altra una situazione "privilegiata" nelle miniere metallifere di Montevecchio la cui classe operaia si vedeva accettate tutte le richieste salariali senza fare alcuno sciopero. Qualcuno in quel tempo parlava dei minatori di Montevecchio in termini di aristocrazia operaia anche se senza dubbio è un termine inappropriato. . Per sbloccare l'immobilismo delle miniere metallifere portandole ad una visione unitaria con le altre realtà, la Federazione Minatori impostò una piattaforma rivendicativa per tutti i minatori della Provincia. I due punti principale della piattaforma erano:

1) Revisione del cottimo Bedeaux;

2) Aumento salariale del 45%

Ma le Aziende Minerarie, il cui unico obiettivo era quello di emarginare la Federazione dei Minatori non riconoscendola come soggetto contrattuale, cercarono di stipulare accordi con le Commissioni Interne, senza neppure prendere in considerazione le richieste avanzate.Prima la "Monteponi" poi la "Montevecchio" presentarono alle Commissioni Interne delle miniere e della Fonderia l’Accordo Aziendale col quale la "Montevecchio" proponeva non il 45% ma addirittura il 60% di aumento salariale.

A fronte di questo aumento salariale i lavoratori avrebbero dovuto sottoscrivere integralmente l'Accordo Aziendale che prevedeva al 1° Punto:…." i rapporti, a partire dalla data del presente accordo, tra la Società Montevecchio ed i suoi dipendenti vengono stabiliti in sede aziendale". Escludendo in modo assoluto qualsiasi intervento del Sindacato.

 

 

 

raccolta viveri per le faminglie dei minatori in sciopero

raccolta viveri per gli scioperanti

a destra:una busta paga riferita all'anno 1949, riportata di fianco, evidenzia al suo apice il timbro :

 "PATTO AZIENDALE"

una busta paga del 1949, "Patto Aziendale" .....Gli operai che dopo la

 sconfitta si presentarono

 al lavoro.....

Secondo la Professoressa Fonnesu "Il disegno della "Montevecchio", con la proposta di tale accordo, era quello di colpire "la volontà di lotta" della classe operaia, disorganizzandola e slegandola dalla sua organizzazione sindacale e politica" perché non si proclamassero scioperi o altre azioni che avrebbero impedito l’ascesa produttiva ed intaccato, di fatto, i profitti."

Infatti la riattivazione delle miniere nel dopoguerra trovò una situazione favorevole per l’aumentata richiesta del metallo con la guerra di Corea.

Dopo un ampio dibattito in tutte le sedi sindacali e politiche (la Sezione del PCI di Guspini discusse, per le diverse posizioni in campo, per 8 giorni) si decise di respingere l'Accordo Aziendale. La prima forma di lotta fu la Non Collaborazione. I minatori, cioè, su indicazione della Federazione Provinciale, anche se andarono ben oltre, ridussero la produzione che in certi cantieri passò da 15 a 2 vagoni al giorno! Questa forma di lotta durò pochi giorni perché la Direzione della Montevecchio decise la serrata bloccando la strada d'accesso alla miniera con i carabinieri. Fu allora che si diede battaglia con la proclamazione dello sciopero in tutta la provincia di Cagliari.

Nei bacini metalliferi ci furono 9000 operai in sciopero ciononostante l'Azienda non fu disponibile a revocare il Patto. Le difficoltà delle famiglie dei lavoratori costrinsero, dopo oltre 40 giorni di sciopero, una parte degli scioperanti a rientrare a lavorare. Alla fine di Febbraio il 52% degli operai aveva già ripreso il lavoro in miniera .

La Commissione Esecutiva della Camera del Lavoro della provincia di Cagliari, riunitasi d’urgenza il 28/2/49 diramò un comunicato invitando i minatori a riprendere il lavoro il giorno 1° Marzo 1949 dopo 46 giorni. Questo comunicato venne letto da Bitossi, un dirigente nazionale del sindacato, ai minatori riuniti in assemblea nel cortile della Scuola Elementare di Guspini .

Gli operai che dopo la sconfitta si presentarono a lavoro per riprenderlo avrebbero dovuto firmare, oltre al Patto Aziendale, un documento col quale Rinunciavano alla forma di lotta della "non collaborazione" accettando ogni licenziamento contro chi avesse usato questa forma di lotta.