MONTEVECCHIO:SCIOPERO DEL 1991

 

La Sardegna subì agli inizi degli anni ’90 una vera deindustrializzazione: il polo chimico e tessile che aveva costituito la possibilità di sviluppo almeno occupazionale di interi territori della Sardegna, veniva meno.

Le Fabbriche chimiche chiamate, negli anni del loro insediamento, "cattedrali nel deserto" perché slegate dal contesto economico e sociale della Sardegna che ancora una volta si vedeva imporre uno sviluppo imperniato sull’industria primaria, venivano chiuse.

La chiusura della Tessili Sarde (una fabbrica tessile nata con i finanziamenti della Regione Sarda a vantaggio di avventurieri più che imprenditori) e il graduale ma inesorabile disimpegno della SNIA di Villacidro creano quelle condizioni di profonda depressione economica con tassi di disoccupazione altissimi e con ricadute negative in tutti gli altri settori.

Il disimpegno sempre più concreto dell’ENI dal settore minerario trova il suo epilogo nei primi mesi del 1991.

IL bacino minerario del sulcis –iglesiente- guspinese esiste ormai solo nella memoria dei minatori. Gradualmente la concentrazione operaia è andata negli anni riducendosi sempre più.

Dal 1961, anno dell’occupazione dei pozzi contro il Patto Aziendale a Montevecchio, vi è stata una inesorabile parabola discendente della produttività delle miniere sarde.

Nessun piano industriale di sviluppo. Nessuna volontà di legare la produzione mineraria al territorio verticalizzandola con altri interventi industriali.

Le Partecipazioni Statali attraverso le varie società succedutesi nella proprietà delle miniere sarde non hanno altro obiettivo se non quello di "gestire" la "liquidazione" del tessuto minerario.

 

E’ in questi anni che si dice delle miniere "assistite" e non produttive.

 E' vero peraltro come disse un politico Sardo, Giorgio Macciotta, vicepresidente del gruppo PDS alla Camera, che l’ENI ha lucrato circa 600 miliardi l’anno sulle spalle dei minatori con il sistema delle "bare fiscali".

Fu in questa situazione che i minatori di Montevecchio, ormai ridotti ad un gruppo molto ristretto, decidono con le organizzazioni sindacali di categoria di dar vita all’occupazione dei pozzi.

Si sceglie il pozzo "Amsicora" nel cantiere di Telle. Un piazzale enorme fa risaltare ancora di più il "Torrione" del Pozzo Amsicora che porta scritta una data:1938.

L’occupazione ha inizio il 22 Aprile 1991 e termine 27 giorni dopo, esattamente il 18 Maggio 1991 dopo la firma dell’accordo del 17 Maggio a Roma.

L’ultima occupazione dei pozzi a Montevecchio, le manifestazioni e gli scioperi in tutto il bacino minerario, non ebbe altro scopo se non quello di "gestire" la chiusura delle miniere ma trattando e rivendicando uno sviluppo alternativo.

Le miniere erano state importanti soprattutto per la crescita sociale e culturale della Sardegna ma ciò che più importava era creare uno sviluppo alternativo che tenesse conto della vocazione stessa dell’isola.

Con questa prospettiva la Miniera di Montevecchio dopo 143 anni dalla firma della Concessione Mineraria, chiuse per sempre i suoi pozzi e le sue gallerie.