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E' un borgo abitato , nei giorni nostri, da non più di trecento
abitanti, frazione divisa a metà nel territorio di Guspini
(Cagliari) e Arbus (Cagliari).
E’
un borgo antico, nato attorno alle miniere che vennero date in
Concessione, per prime nel 1848, a G.A. Sanna.
L'8
ottobre del 1842 un certo prete Giovanni Antonio Pischedda ottenne
un permesso di ricerca e di scavo di 25 quintali di galena a
Montevecchio.
Il
Pischedda entrò quindi in contatto con il cav. Efisio Paderi di
Senorbì (CA) che vantava un permesso ottenuto, pare, nel 1843 per
attivare la ricerca ad Arenas un’altra miniera dislocata
nell’Iglesiente.
Forti
dei permessi minerari i due si posero l’obiettivo di fondare una
società di capitali con soci finanziatori.
Il
Pischedda si recò a Marsiglia, dove il 15 Dicembre del 1842 fondò,
con quattro soci finanziatori, una società italo-francese con un
capitale di 8000 franchi.
Il
1843 fu l’anno del fallimento sostanziale: con una trentina di
operai e peraltro utilizzando anticipazioni per 12000 franchi,
furono estratte solo alcune decine di quintali di galena.
Per
far fronte a questo fallimento il Pischedda tornò in Francia per
cercare finanziamenti freschi.
Di
nuovo a Marsiglia fece l’incontro con un sardo,
Giovanni Antonio Sanna; egli comprese, ben presto, che per ottenere la Concessione
mineraria a Montevecchio, secondo la legge mineraria, doveva
costituire una società che fosse risultata affidabile e quindi che
avesse i mezzi finanziari sufficienti per portare avanti il progetto
industriale.
Il
19 Novembre dell’anno 1844 costituì, quindi, la società Charavel
e C. con un capitale di 100000 franchi.
Nel
successivo anno 1845 Sanna ottenne la concessione provvisoria per 15
anni dando subito l’incarico di eseguire lo studio geologico e
topografico del filone di Montevecchio a due ingegneri francesi.
Iniziarono
i cavilli burocratici: nel 1846.
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La
Regia Amministrazione nella sua volontà di ostacolare l’opera di
Giovanni Antonio Sanna tentò di annullargli la concessione
provvisoria di cui godeva dal 1845: richiese, per poter rilasciare
la Concessione di Montevecchio, un capitale azionario minimo non più
di 50.000 franchi ma di 500.000
Giovanni
Antonio Sanna ancora più determinato riuscì a convincere altri
imprenditori, questa volta genovesi, a investire su Montevecchio e
il 26 giugno del 1847 fondò la Società per la Coltivazione della
Miniera di Montevecchio, con un capitale di 600.000 lire.
Il
28 aprile 1848, dal campo di Peschiera il re Carlo Alberto
firma l’atto di concessione perpetua per lo sfruttamento della
miniera di Montevecchio. Montevecchio fu la prima miniera ad essere
data in concessione.
La
miniera di Montevecchio divenne nel 1865, con 1100 operai, la
miniera più importante non solo dell'isola ma del Regno intero.
Se
le case potessero, racconterebbero la storia di uomini, di grida di
lotte per la sopravvivenza. Montevecchio è circondato da un bosco
di bellissimi alberi che costituisce ancora oggi il polmone verde
della zona e che nel 1984 subì l’onta dell’incendio che per
l’opera di volontari, forestali, VV.FF e amministratori
municipali, non ridusse tutto in cenere.
A
venti minuti di auto da Montevecchio si può arrivare al mare…..a
Funtanazza, la colonia costruita proprio dalla società mineraria
per i figli dei minatori e inaugurata nel 1956.
La
Montevecchio si distinse, inoltre, nell'elettrificazione della
miniera, esterna ed interna, nell'adozione di nuovi sistemi di
perforazione prima a secco e quasi subito di quelli ad acqua che
erano meno nocivi per il minatore perforatore. Ma il maggior
riconoscimento per l'innovazione fu dato ad un dipendente della
società, il sig. Letterio Freni che nel dopoguerra inventò
l'autopala.
La
miniera chiuse la propria attività nel 1991 dopo un'ultima
occupazione dei pozzi da parte dei minatori che, dal pozzo Amsicora,
rivendicavano ancora uno sviluppo alternativo.
Sulle
lotte sociali condotte dai minatori di Montevecchio si rimanda alla
sezione "Gli
scioperi"
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