NARCAO:il piccolo centro negli anni del decollo industriale.

 

Narcao, durante il decollo industriale sardo, era un piccolo centro agro pastorale inserito tra le colline e identificato nella topografia del tempo, genericamente, nel Salto del Sulcis, nella Provincia di Iglesias.

Per tutto il XIX sec. Il territorio fu costante oggetto di ricerca di giacimenti minerari e combustibili fossili, ma prima della febbre dell’industria mineraria, questo lembo di Sardegna era pressoché sconosciuto: i paesi, che oggi costituiscono il tessuto socioeconomico del Basso Sulcis, erano poche case sparse in un territorio semideserto. I suoi abitanti praticavano l’agricoltura e la pastorizia, la povertà era tanta e le malattie endemiche infierivano su una popolazione già stremata dalla storia.

L’arretratezza anche sotto il profilo sanitario era notevole quanto quella dell’istruzione: tutta l’area sulcitana era acquitrinosa e malsana e la malaria decimava intere famiglie. Quest’incompatibilità ambientale era la principale causa dello spopolamento umano ed impediva qualsiasi forma di insediamento, anche temporaneo.

L’area era denominata Salto del Sulcis e nonostante sin dal 1° Luglio 1819, fosse stata istituita a Cagliari la Giunta Primaria del Vaccino, con lo scopo di verificare le condizioni sanitarie locali, in tutto il Salto non si trovavano medici e non se ne videro per i decenni successivi.

Narcao nel 1824 aveva 561 abitanti e nel 1839 da “ Boddeu ” divenne paese vero e proprio, con una fontana pubblica per tutti gli usi collettivi e un servizio postale con tre corse settimanali. La popolazione salì a 1839 unità che nel 1848 incrementarono sino a 1891 e nel 1858 gli abitanti furono 2316, cifra di tutto rispetto per l’epoca.

La mortalità, soprattutto quella infantile, era molto alta; l’età media era tra i 40 e i 50 anni, dopo tale soglia la popolazione si abbassava del 40 %.

Il paese nel 1858 era servito da un flebotomo e da un’ostetrica, entrambi non patentati, da una scuola elementare con 32 alunni frequentanti e da un maestro elementare, tale Giuseppe Melis.

Nel secolo precedente il Governo di Torino aveva promosso indagini per rilevare la reale entità dei giacimenti minerari isolani: i risultati andarono al di là delle più rosee aspettative.

La Sardegna però non versava nella migliore condizione per essere avviata al moderno sistema industriale, ciò non impedì comunque chi aveva cospicui capitali da investire di rischiare l’avventura mineraria in Sardegna.

Capaci e spregiudicati furono i capitalisti belgi e francesi, che trasformarono aree arretrate in fiorenti centri produttivi anche grazie all’introduzione di sistemi organizzativi tipici della moderna industria europea.