NARCAO: la miniera di Mont'Ega o Monte Masonis (1814-1991)

 

La miniera di Mont'Ega venne interessata da una lunga serie di permessi di ricerca di piccoli imprenditori , sin dal 1814 . Le ricerche erano rivolte a piombo , zinco , rame e piombo argentifero .

Nel 1874 la permissione risultava intestata al sig. Gaetano Peluffo , che cedette i suoi diritti , nel 1884 , alla ditta Alessandro de Stefanis, decreto del Prefetto di Cagliari 25 Agosto 1884. La ditta de Stefanis e soci ( la società s.a.s. venne costituita con scrittura privata il 5 settembre 1891, rogito notaio Ettore Meloni in Cagliari ed era composta da de Stefanis, cav. Carlo Viola, ing. Pietro Rossi e la ditta Fedriani e Cementano con capitale sociale di £ 200.000) ottenne la concessione denominata Mont’Ega nel 1893 , derivata dalla fusione dei due permessi S’Ega Medau e Perdas Biancas con R.D. del 23 Marzo 1893, per un’area complessiva di 358 ettari . La dichiarazione di scoperta del giacimento di pb argentifero di Mont’Ega venne pubblicata nel 1890. La miniera è situata in prossimità dell’abitato di Narcao .

La strada d’accesso era la vecchia arteria di Gutturu Prunai – Villamassargia , che gli esercenti rimisero in sesto per un tratto di 700 m per il transito dei carri a buoi e dei carrettoni .

L’area appartenente alla conformazione del silurico iglesiente , era caratterizzata da costanti affioramenti di baritina e da antichi pozzi romani e pisani come può rilevarsi dalla Relazione dell’ing. Ludovico Mazzetti del Reale Corpo delle Miniere di Iglesias del 10 Dicembre 1890. Vennero subito costruite alcune case operaie , ad un piano di 25 mq ciascuna e venne installata una fonderia.  Ai primi anni ’90 nella miniera erano impiegate 40 persone, il minerale estratto veniva trasportato su carri a buoi sino alla stazione di Siliqua , da lì viaggiava in treno sino al capoluogo .

La miniera aveva un approvvigionamento d’acqua sufficiente per un impianto di laveria . Il sig. de Stefanis rappresentante e amministratore delegato della società, morì nel 1893 e le responsabilità passarono alla sua vedova Anna Montelatici .

I lavori proseguirono prevalentemente per la ricerca ma nel 1901 la miniera risultava in stato di abbandono. La società venne più volte richiamata alla ripresa dei lavori dal Reale Corpo delle Miniere di Iglesias,  pena la decadenza della concessione. I lavori ripresero nel 1902 con soli tre operai per l’avanzamento della principale galleria Garibaldi .

La concessione nel 1907 fu trasferita alla Società Anonima Magnesio Italiano Sulcis del sig. Pietro Grugnisca , industriale di Lecco , che aveva acquistato i diritti dal sig. Emilio Marini , che a sua volta li aveva rilevati dopo la revoca alla de Stefanis .

La società operava per ricerche di piombo argentifero e barite e da Mont’Ega ricavava sali di bario per impieghi industriali . La nuova Compagnia quindi era interessata allo sfruttamento della barite , per il quale venne installato presso l’abitato di San Giovanni Suergiu , adiacente alla stazione ferroviaria , un mulino di macinazione. In quella sede furono costruiti gli edifici amministrativi , le case operaie e un’infermeria, tutto il complesso , ben visibile dalla statale 126 all’ingresso del centro abitato, è oggi di proprietà del Consorzio di Bonifica del Basso Sulcis. Tutta l’area fu soggetta a bonifica con il concorso dello stato .

A Mont’Ega furono eseguiti importanti lavori di esplorazione e realizzate tutte le infrastrutture necessarie : pozzi , fornelli , riadattati le case operaie e i magazzini, rimessa in funzione la vecchia teleferica e la strada da Narcao alla galleria Garibaldi riassestata per il transito dei camion. Una filovia dalla miniera giungeva sino alla stazione di Narcao , dove furono eretti dei silos per il deposito della barite , della capacità di 400 tonnellate , da spedire a destinazione .

La barite da Narcao giungeva all’impianto di San Giovanni Suergiu , che dopo la macinazione veniva trasferito a S. Antioco (lo scalo, secondo il rapporto del C.R. delle miniere del 3 Dicembre 1920, era presso l’antico ponte romano e anche lì erano presenti dei silos di deposito) per essere trasferito sul continente. La Compagnia Chimico Mineraria aveva sede a Milano e in Sardegna era rappresentata dall’ing. Edoardo Sanna , nel 1926 aveva un capitale finanziario di £ 5.000.000 .

La miniera venne organizzata in cinque cantieri, Campo Pisano, Perdas Biancas, La Marmora-Garibaldi, Onnis e Altopiano Casu, e la barite in coltivazione era di ottima qualità con un tenore all’88% , con una stima di 55 tonnellate annue . Lo stabilimento di San Giovanni Suergiu produceva barite tipo standard , la qualità più bianca , presente in quegli anni nel mercato italiano . L’impianto dello stabilimento fu costruito dalla casa tedesca Humbolt ed era costituito da un frantoio a mascelle , un essiccatore rotativo , un mulino a cilindri , un mulino a silice , 16 macine palmanti , un separatore magnetico , 3 separatori a vento , elevatori ecc.. Esisteva inoltre un mulino a palle per la macinazione per la macinazione della barite usata nella fabbricazione del litopone (una miscela di solfato di bario e solfuro di zinco utilizzata per vernici, inchiostri, ecc) e una sezione di laveria per ottenere le diverse classi di colore (le varie tonalità di bianco determinavano la qualità).

La produzione annua era di 2000 tonnellate , metà delle quali veniva venduta sul territorio nazionale , il resto in Inghilterra , Indie Inglesi e Olandesi e nel Nord America. Nel 1935 erano impegnati 30 operai e nel 1937 la Compagnia Chimico Mineraria si fuse con la Società Magnesio Italiano del Sulcis (l’atto di fusione venne rogato dal notaio Alessandro Guasti di Milano il 27 febbraio 1936). Il Decreto Prefettizio del 6 Luglio 1937 riconosceva la nuova denominazione sociale di Società Anonima Magnesio Italiano del Sulcis a cui la miniera di Mont’Ega veniva concessa per 99 anni per la coltivazione di baritina e in perpetuo per il piombo argentifero .

Nel 1941 la concessione venne trasferita alla Società Anonima Combustibili Autarchici , che a sua volta operò una fusione con la Società Carbonifera sarda , con sede a Carbonia , il 26 Agosto 1943 .

Un verbale di ispezione ordinaria del Giugno 1947 riferiva che a Mont’Ega in quel periodo erano impiegate 120 persone , di cui 36 donne alla cernita , 15 uomini tra i carreggi , la teleferica e la stazione ; negli scavi erano impegnate tre compagnie di tre uomini ciascuna ; i salari erano adeguati ai contratti di lavoro nazionali e non si praticavano i cottimi .

La miniera restò inattiva tra il 1948 e il 1953 a causa della crisi nazionale del mercato della barite . I lavori vennero riavviati a metà del ’53 per il solo settore piombifero , seppure negli interessi della compagnia era d’importanza secondaria , ma la crisi non recedeva , pertanto si decise di investire nel piombo attrezzando un nuovo impianto di flottazione per l’arricchimento del minerale, l’impianto venne messo in attività nel 1954, il grezzo ivi trattato raggiungeva un tenore del 10/12% in piombo. Una nuova laveria idrogravimetrica fu impiantata nel 1956 per l’arricchimento della barite .

La società nel 1956 cedeva i suoi diritti alla Società Mineraria Sarda per la cifra di £ 2.500.000 . La nuova società costruì un nuovo bacino di decantazione degli sterili , che sino ad allora vanivano lasciati scorrere a valle causando preoccupazioni e lamentele negli abitanti di Narcao . In quello stesso anno la laveria trattava 60 tonnellate al giorno di minerale al tenore del 5/6 % con una resa al 90/95 % in metallo .

La scarsità d’acqua costringevano la perforazione a secco , causando condizioni di lavoro malsana a causa delle polveri , inoltre non vi erano servizi igienici per gli operai. Un nuovo calo dei prezzi nel 1958 del mercato del piombo obbligò la miniera ad un nuovo rallentamento , che orientò nuovamente l’attenzione verso la barite , il cui mercato si era ripreso , e di cui la miniera era assai più ricca. La Mineraria Sarda in quello stesso anno aveva operato investimenti per £ 50.000.000 , tra lavori di preparazione , scavi e produzione . Il cospicuo investimento era giustificato dall’alta produttività del giacimento .

Una nuova crisi nel 1959 aggredì la stabilità della miniera ancora una volta : i lavori rallentarono notevolmente e fu necessario ricorrere ai licenziamenti . Il personale in forza nel 1960 era sceso a 12 unità e l’anno seguente si giunse alla totale sospensione dell’attività .

La Mineraria sarda cedette così i suoi diritti nel 1965 alla Società Anonima IMC Italia (International Mineral & Chemicals Corporation multinazionale americana con sede a Huston in Texas), che era interessata alla barite per impieghi nelle perforazioni petrolifere . La IMC Italia presentò alla Regione Sardegna un articolato programma di investimenti , che mise in atto già alla fine del 1965. La miniera assunse una veste molto più moderna e decisamente americana , con impianti , infrastrutture e attrezzature completamente rinnovati e dove trovarono impiego un centinaio di persone .

La politica della IMC voleva uno sfruttamento intensivo del giacimento,  che a ritmi così accelerati si sarebbe però esaurito in breve tempo . L’ Assessorato all’Industria della Regione Sardegna intervenne con un ammonimento perentorio, che minacciava la decadenza della concessione , poiché così facendo , la IMC contravveniva alle norme sull’arte mineraria .

Il Decreto della R.A.S. , 8 Settembre 1972 , assegnò la concessione di Mont’Ega alla Bariosarda spa , con sede a Narcao. La Bariosarda venne costituita dall’Ente Minerario Sardo nel 1971, per farsi carico delle miniere del settore baritico abbandonate dai privati. Alla fine degli anni sessanta la crisi del comparto minerario era ormai aperta e il nuovo polo di industrializzazione di Portovesme doveva essere il degno sostituto per assorbirne tutte le maestranze .

La Bariosarda visse in prima linea quegli anni di crisi : il settore della barite era anch’esso insidiato dalla produzione a basso costo di altri paesi e le aziende isolane pertanto subirono un deterioramento notevole .La Regione intervenne con un Piano di Rinascita , in base al quale doveva attuarsi la completa ristrutturazione amministrativa e produttiva dell’industria sarda. La Bariosarda lavorò per tutti gli anni ’90 sia per la definitiva acquisizione dei giacimenti , che per un’attività diversificata. Lo scopo era quello di portare l’attenzione sul comparto minerario impegnato in settori non ancora ottimizzati .

La Bariosarda aveva un programma che prevedeva , attraverso l’utilizzo razionale delle risorse e degli impianti , la coltivazione di 230/ 240.000 tonnellate di tout venant e 70.000 di mercantile , nonché il consolidamento della società nel mercato nazionale .

La miniera di Mont’Ega era quindi destinata a d un florido impiego sia in ambito produttivo che occupazionale , ma progetti politici di dubbia comprensione hanno fatto sì che la miniera chiudesse nel 1999 con un giacimento tutt’altro che esaurita .