NARCAO: la miniera di S.Croce o Monte Masonis (1868-1945)

 

Il sito di S. Croce è ubicato a N-E ed in prossimità dell’abitato di Narcao e confina con la miniera di Mont’Ega. I primi documenti relativi a questa miniera si attestano dal 1867: il primo permesso d’esplorazione fu accordato al sig. Emanuele Olla, che ne rimase titolare sino al 1870. Il Sac. Carlo Manca di Iglesias, nel 1871 subentrò nella concessione con un permesso per ricerche di piombo, nichelio e zinco della durata di un anno.

Il Manca rimase titolare della miniera sino al 1881 ed evidentemente, traendone buoni profitti, giacché i lavori furono costanti per tutta la durata del decennio.

Nel 1894 un’ispezione, eseguita dall’ing. Igino Capitani per richiesta del sig. A. de Stefanis (verbale 8 Maggio 1894), del Distretto Minerario di Iglesias, eseguito per richiesta dei nuovi permissionari, diceva testualmente: “ sono evidenti da più parti, sugli affioramenti ferruginosi, i lavori praticati dai precedenti permissionari. Sono state rilevate scarse tracce di galena in un vecchio scavo ”.

La ditta De Stefanis ottenne un permesso di due anni per zinco e calamine.

Nel 1896 fu nuovo titolare il sig. Silvio Raffo, perito chimico di Iglesias, per ricerche di piombo e zinco. Il sig. Raffo diede notevole impulso alle ricerche indirizzando le ricerche allo zinco e le calamine, tanto che in breve tempo incrementò l’impiego della manodopera: nel 1886 nel sito lavoravano 26 adulti e4 fanciulli tra i 12 e i 15 anni (era obbligatorio compilare un verbale da inviare al Reale Corpo delle Miniere di Iglesias, relativo al numero di operai adulti, di donne e di fanciulli in base alla legge sul lavoro delle donne e dei fanciulli dell’11 febbraio 1886); i turni di lavoro duravano dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 13.00 alle 17.00.

Dal 1901 al 1906 i lavori furono interrotti a più riprese a causa di problemi finanziari; dal 1907 ripresero a pieno ritmo ma ci fu una nuova interruzione sino al 1910. La permissione fu revocata al sig. Raffo e accordata alla Società Unione Italo Francese, di cui lo stesso Raffo era rappresentante e socio. I lavori eseguiti nel 1920 misero in luce un giacimento di antimonio per cui fu richiesta un’estensione delle ricerche. Nel 1928 si asportavano da S. Croce 10 tonnellate di galena.

La Società Anonima Miniere di Narcao, con sede a Milano, subentrò nel 1927; la società era rappresentata dall’ing. Ferruccio Ferrarsi, già direttore della Compagnia Chimico Mineraria del Sulcis, con sede a San Giovanni Suergiu. La nuova società diede alla miniera un assetto più industrializzato.

Nel 1930 la concessione aveva un’estensione di 457 ettari e produceva 400 tonnellate di galena. Il sito era stato dotato di una linea ferroviaria, impiantata a spese della Società Anonima, collegata col tratto ferroviario Iglesias – Siliqua – Cagliari (la ferrovia del Sulcis, inaugurata nel 1927, attraversava tutto il territorio del basso Sulcis, creando un collegamento diretto con il capoluogo). Furono messi a frutto tutto i giacimenti di metalli misti (piombo, rame, ferro e solfuri misti di zinco) che caratterizzavano il sito, ma in prevalenza i solfuri misti, il cui giacimento era rilevante ma la cui commercializzazione era subordinata a costosi trattamenti con impianti di flottazione per l’arricchimento del minerale.

A metà degli anni trenta l’Anonima fece installare una cabina di trasformazione, un compressore per azionare tre martelli di perforazione e un argano elettrico per l’estrazione. Il cubaggio raggiunse 15 tonnellate di solfuri misti e tutto il sito comprendeva una superficie di 780 ettari.

La Società Anonima Miniere di Narcao, costituita nel 1927 con un capitale di £ 100.000 con atto notarile del notaio comm. Avv. Federico Guasti di Milano, nel 1936 aveva un capitale di £ 1.000.000 e in quello stesso anno fece costruire l’impianto di flottazione differenziata per l’arricchimento del minerale in loco. Il capitale finanziario fu elevato a £ 3.000.000 con delibera dell’Assemblea dei soci il 18/01/1936.

Il nuovo impianto proveniva dalle Officine delle Imprese Minerarie Trentine di Masseria, in provincia Vipiteno ed era costituito da un reparto per la frantumazione e uno per la macinazione ad umido e la flottazione in celle, tipo EMOFF. Accanto all’impianto si costruirono i magazzini , gli uffici , i laboratori chimici e le abitazioni per i capi servizi e gli operai , per una spesa complessiva di £ 1.500.000 .

Il nuovo opificio a quelle condizioni poteva trattare 100 tonnellate /g di minerale, articolato in quattro cantieri: uno di coltivazione e tre di ricerca.

I giacimenti però, nonostante le previsioni del 1936 (nel 1936 uno scoppio delle mine causò l’allagamento dei cantieri di ricerca al livello più basso, l’eduzione delle acque era possibile solo con un potente impianto di pompaggio; il sito aveva un impianto di scarsa potenza e per prosciugare i cantieri ci vollero, quindi, parecchi mesi e nel frattempo i tecnici dovettero rivedere anche l’entità dei giacimenti che non erano così promettenti come davano gli assaggi di ricerca, nel 1938 erano ormai esauriti, la società allora fece un accordo con la Società Miniere Rosas, per trattare il minerale di quel sito, che aveva minerale in abbondanza da trattare e un ormai vetusto impianto di laveria. L’accordo fu stipulato con le vive raccomandazioni del Distretto Minerario e così stabiliva: le spese di estrazione erano di competenza della Società Rosas, quelle di trattamento della Società Anonima Narcao; il ricavato delle vendite era diviso al 50 %, al netto delle spese.

L’accordo purtroppo non andò a buon fine: la miniera S. Croce, nel 1939 risultava improduttiva, le uniche attività erano di manutenzione degli impianti e di guardiania e la Società Anonima risultava in liquidazione.

L’incarico di liquidazione fu affidato all’ing. Giuseppe Merioni, che fu definitivamente concluso nel 1940.