NASCITA DEL PCd'I in Italia......

Umberto Terracini fondatore e dirigente del PCd'I

Il 17° Congresso Nazionale del PSI si svolse al Teatro Goldoni di Livorno nei giorni dal 15 al 21 Gennaio 1921. La cronaca dell’epoca parla di un clima da  “stato d’assedio” per lo schieramento in forze di carabinieri e guardia regia che dimostrava il terrore della borghesia e delle autorità  per quello che era l’evento che andava concretizzandosi: la nascita di un nuovo partito operaio rivoluzionario.

Quel Congresso Nazionale, infatti, fu il congresso della scissione: i comunisti rivoluzionari in minoranza nel Partito Socialista si staccarono dalla sua organizzazione per dar vita al Partito Comunista d’Italia , frazione dell’internazionale comunista.

 

Fu Amedeo Bordiga ad annunciarlo al Congresso, una volta terminate le votazioni sulle mozioni, convocando i comunisti rivoluzionari al Teatro San Marco di Livorno per la costituzione del PCd’I che avrebbe aderito alla Terza Internazionale e ai 21 punti che costituirono le condizioni per poterne far parte.

La scissione si concretizzò nel 1921 ma essa venne “costruita” in varie fasi politiche interne ed internazionali che fecero acuire le contraddizioni delle posizioni diverse che furono all’interno del Partito Socialista e più in generale della classe operaia.

Già dal 1911/12, dalla guerra di Libia, le posizioni diverse si confrontarono nella valutazione della realtà sociale che vedeva un inasprimento dello scontro di classe ad opera  di una Borghesia che oltre ad intensificare l’attacco contro la classe operaia e le sue organizzazione sul piano interno, metteva in mostra le sue mire espansionistiche con la guerra di Libia e la prima guerra mondiale.

La rivoluzione bolscevica russa del 1917 e la costituzione della Terza internazionale con la sua lotta al riformismo, furono punti di riferimento internazionali che spinsero ad una accentuazione del dibattito  e dello scontro tra diverse “concezioni del mondo” all’interno del PSI.

Certamente questi avvenimenti internazionali costituirono uno stimolo per le lotte operaie del biennio rosso del 1919/1920 che portarono a Torino all’occupazione delle fabbriche e, nel bacino minerario del Sulcis-Iglesiente-guspinese , alle lotte vittoriose dei minatori che si chiusero con l’accordo del dicembre 1920 che costituì un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei minatori.

Tre erano le correnti che si davano battaglia all’interno del PSI: esse negli ultimi mesi del 1920 si riunirono nei loro convegni per la determinazione delle mozioni di corrente da sottoporre al Congresso Socialista del Gennaio del 1921.

Le correnti vennero denominate: 1) Riformisti della concentrazione; 2) Comunisti unitari; 3) Comunisti rivoluzionari.

I Riformisti della concentrazione si riunirono a Reggio Emilia il 10/11 Ottobre del ’20 ed approvarono una mozione i cui punti principali affermavano: “…Il Partito Socialista Italiano delibera di conservare il nome di Partito Socialista……Il Congresso riconosce che esiste diversità di valutazione sul periodo storico che attraversiamo ma ritiene che non sia motivo sufficiente per una divisione di forze……Il Partito Socialista conferma l’adesione alla Terza Internazionale riaffermando l’autonomia interpretativa nell’applicazione dei 21 punti secondo le condizioni di ogni paese…..La dittatura del proletariato, intesa nel senso massimalista, di una necessità transitoria imposta da  speciali situazioni e non come obbligo programmatico, non viene negata dal Partito Socialista……Il Partito Socialista sostiene che la rivoluzione in Italia nella forma violenta e distruttrice desiderata dai comunisti colla immediata formazione di un ordinamento di tipo russo sarebbe destinata a crollare a breve scadenza.

I Comunisti Unitari si riunirono a Firenze  nei giorni 20/21 novembre del 1920 approvando una mozione che avrebbe posto al Congresso Socialista i seguenti punti: Il Partito Socialista riconosce necessario serbar l’unità del Partito per meglio e al più presto giungere alla conquista dell’intero potere politico. Sui 21 punti la mozione pone l’accettazione “condizionata” all’interpretazione delle condizioni ambientali e storiche del Paese.

I Comunisti rivoluzionari riuniti, invece, ad Imola approvano una mozione nella quale si sarebbe confermata l’adesione del Partito alla Terza Internazionale e affermata l’incompatibilità della presenza dei riformisti della concentrazione e di tutti coloro che avessero votato contro l’adesione ai 21 punti, all’interno del Partito. Anche in  Sardegna nasce il PC d'I.