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La
miniera di San Giovanni, nel territorio di Iglesias, è ricca di
storia:
1865,
agosto: l'ingegnere ungherese Keller ottenne il primo permesso di
ricerca e la dichiarazione di scoperta;
1867:
l'ing. Keller vende la miniera ad una piccola società inglese
denominata " Gonnesa Mining Company Limited" che a sua
volta la lasciò alla "Pertusola Limited".
Con
questa nuova società si costruì una moderna laveria gravimetrica
e un villaggio, umile, di minatori chiamato Bindua.
Col
ritrovamento, durante lo scavo della galleria Idina, di una massa
mineralizzata di enormi proporzioni, ebbe inizio uno sviluppo
davvero imponente della miniera.
All'aperto
furono ingrandite le strutture della laveria per permettere la
realizzazione di un impianto di trattamento moderno denominato
Idina in omaggio alla moglie del Presidente della Pertusola, Lord
Brassey.
All'interno
furono elettrificati i pozzi Carolina e Albert, per mezzo dei
quali era possibile il collegamento dei cantieri e della Galleria
Idina. All'esterno si costruirono nuovi alloggi per il personale,
gli uffici, le case dei dirigenti e i silos a Ponte Cartau grazie
ai quali il materiale poteva essere trasportato all'imbarco di
Portovesme su ferrovia anziché su carri.
Nell'attività
estrattiva vennero raggiunti obiettivi importanti, pur in presenza
di crisi alterne, sino agli sessanta quando iniziò ad
evidenziarsi l'antieconomicità del giacimento metallifero.
La
Società Pertusola decise di abbandonare l'attività mineraria e
nel 1969 la miniera di San Giovanni passò alla "Società
Piombo Zincifera Sarda" una società controllata dall'Ente
Minerario Sardo a capitale, quindi, regionale.
I
lavori proseguirono fino all'82 con il passaggio di San Giovanni
alla Samim Società a capitale Statale.
Il
declino fino alla chiusura avvenne in modo ineluttabile.
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