La
Petin-Gaudet, una società siderurgica francese, ottenne nel 1863
che la concessione mineraria su un’area di 360 ettari nel
territorio o meglio sui monti di Capoterra. Direttore della
miniera di San Leone fu nominato 1’ingegner Leone Gouin: il
giacimento era costituito da magnetite, un minerale assai
importante per l’estrazione del ferro. Per diminuire i costi per
il trasporto del minerale fu costruita una linea ferroviaria, in
Sardegna, per giungere al porticciolo di La Maddalena Spiaggia, a
Capoterra.
La
miniera fu la principale produttrice di ferro ma la concorrenza
dell'isola d'Elba accentuata dai costi altissimi del trasporto per
la Francia, determinò la fermata dei lavori nei primi anni del
Novecento.
Negli
anni Venti e Trenta San Leone rimase praticamente chiusa: molti
cantieri franarono, mentre una parte delle case del villaggio
vennero abbandonate. Solo la guerra, atroce paradosso, con la
necessità di materie prime nazionali, fece "risorgere"
la miniera. La Società Ernesto Breda ottenne nel 1941 la nuova
concessione.
Vennero
costruiti nuovi impianti di trattamento e attorno alla miniera,
come in tutte le altre realtà, nacque un primo nucleo di case per
i minatori e i dirigenti. Il trasporto del materiale fino al porto
di Cagliari avvenne su camion. Finita la guerra si dovette fare i
conti, ancora una volta, con l'antieconomicità della lavorazione
a San Leone.
Nei
primi anni sessanta ci fu la chiusura: fu la Società Ferromin,
del gruppo a partecipazione statale Finsider, succeduta alla Breda,
a licenziare tutti i lavoratori e a vendere le case e i terreni.