LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA

CENTRI URBANI:MONTEVECCHIO

 

Con lo sfruttamento industriale delle miniere anche in Sardegna nasce e si sviluppa un capitalismo i cui rappresentanti  avranno  un ruolo importante nelle stesse organizzazioni padronali come la Confindustria.

Ma con esso nasce anche la classe operaia che ben presto acquisirà la coscienza di classe i cui interessi non tarderanno a manifestarsi come diversi ed opposti a quelli del capitalismo.

Con la nascita di questa classe operaia si creano le condizioni storiche per l’espandersi delle idee di giustizia sociale, delle idee socialiste con la “costruzione” faticosa del Partito Socialista e delle organizzazioni sindacali come la CGIL.

Lo scontro e la lotta di classe è nelle cose, negli interessi opposti: alla ricerca del massimo profitto da parte del padronato delle miniere si oppone la ricerca dell’affermazione dei diritti dei lavoratori da parte della classe operaia.

Per questo le società minerarie “erigono” una struttura organizzativa interna che ha applicazioni evidentemente concreti e pratici all’esterno, tutta improntata all’autoritarismo e all’affermazione di una scala gerarchica sociale non più fondata sulla stirpe o sul “sangue nobile” ma sulla proprietà dei mezzi di produzione e sul ruolo assegnato a ciascuno dal modo di produrre deciso dal proprietario. E’ una struttura organizzativa interna la cui filosofia di base troverà applicazioni “esterne” nella stessa concezione urbanistica dei villaggi costruiti attorno alle miniere.

Si tenderà sempre a dividere gli operai e i loro interessi da quelli dei dirigenti e degli impiegati che, pur godendo di “privilegi” solo formali, in quanto tali, hanno per il padrone un ruolo da salvaguardare e da togliere all’influenza della classe operaia. L’”efficacia” di questa filosofia risulterà vero soprattutto in occasione  degli scioperi dei minatori!

 

Montevecchio:Palazzo della Direzione.

Montevecchio:pozzo Sanna, argano.

La struttura organizzativa, quindi, ha una configurazione cosiddetta piramidale al vertice della quale sta il Direttore delle miniere che era quasi sempre un Ingegnere minerario. Il Direttore aveva, nelle sue miniere, un potere illimitato: uomo di fiducia del Consiglio di Amministrazione della Società, determinava le sorti di ciascuno dei propri operai.Le sue visite ai cantieri erano delle vere e proprie ispezioni il cui risultato, non di rado, si concludevano con biglietti di punizione nei confronti di qualche operaio “inadempiente”. Il Direttore coordinava o meglio dirigeva i vari responsabili di cantiere o capiservizio.Erano tutti tecnici specializzati, Ingegneri o Periti meccanici o Industriali. Questa struttura trova applicazione in tutte le Società in questa pagina elencheremo alcuni tratti e strutture organizzative di Montevecchio solo per indicare alcuni esempi.

La struttura organizzativa prevedeva la divisione in vari cantieri:

LEVANTE     ( Piccalinna)

LEI (Levante Inferiore :Pozzo S. Antonio, Mezzena e Pozzo Impero che dopo la guerra prenderà il nome di Pozzo Sartori)

                                             

LES (Levante Superiore)

OME (Officina Meccanica)

FUL   (Laveria e Flottazione di Levante);

SGE    (Servizi Generali);

PONENTE

POI    (Ponente Inferiore:Pozzo Sanna)

POS   (Ponente Superiore)

TEL   (pozzo di Telle)

CAS   (Casargiu).

Una teleferica collegava i due cantieri di Levante e Ponente per il trasferimento del minerale estratto che veniva, poi, trasportato alla stazione ferroviaria di San Gavino con il trenino della Società.

Ancora oggi è possibile vedere “la strada ferrata” di collegamento, lunga 18 Km, che la Società Mineraria della Montevecchio volle edificare, inaugurandola nel 1876, per abbattere i costi di trasporto del materiale a Cagliari. I costi diminuirono del 75% passando da lire 40/tonnellata a lire 10/tonnellata.

 La stessa logica “gerarchica” venne seguita nell’edificazione del “villaggio” attorno alle miniere.

 

 

 

 

 

 

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