La via del mare.

 

Il quadro di riferimento dello sviluppo del trasporto per mare del minerale fu dato dalla assenza di un sistema viario e ferroviario che solo negli ultimi trentanni del 1800 poté recuperare, almeno in parte, il grave ritardo con la costruzione di centinaia di km di ferrovia.

D'altra parte la caratteristica fondamentale, l'insularità, della Sardegna spinse “naturalmente” ad uno sviluppo del trasporto per mare partendo dal presupposto che le miniere non potevano contare su strutture indispensabili, come le fonderie ( erano, infatti, del tutto assenti se non a livello molto artigianale), che permettessero una verticalizzazione dell'attività mineraria che andasse, appunto, dall'estrazione in miniera alla fusione e produzione di manufatti finali da immettere nel mercato.

 

Foto del 1909:particolare di battelli carlofortini nelle fasi di ormeggio in porto, con gli equipaggi ben visibili così come l'uomo sull'albero maestro.

Foto del 1° Maggio 1904:eccezionale foto che documenta le operazioni di carico del minerale sulla nave "Australia" che salperà per il "continente".

Il minerale doveva essere trasportato fino alle fonderie, le grandi fonderie (la fonderia della Pertusola “erettasi alcuni anni fa nel golfo di La Spezia” dice il Sella nella Relazione del 1870.) del “continente”.

E' da questa situazione che deriva la necessità del trasporto con barche, battelli o “bilancelle” che raccogliessero nelle loro stive, dai “porti industriali”, il minerale per poi trasportarlo nell'Isola di San Pietro dove veniva immagazzinato temporaneamente e, successivamente, caricato sulle grandi navi che potevano salpare così col loro prezioso carico.

E' così che le miniere della Monteponi prima con i carri a buoi, poi con i vagoni trainati da cavalli e  dal 1876, con le locomotive potevano “trasferire” la loro produzione sino a Portovesme e conferirne il trasporto ai battelli di Carloforte; la miniera di Gennamari, Ingurtosu,  giunse a portare, con la sua ferrovia privata, dal 1873 al mare stupendo di Piscinas il minerale da consegnare agli stessi battelli. Lo stesso comportamento ebbe la Società Malfidano che conferì il trasporto del suo minerale alle stesse “bilancelle” che giungevano alle acque di Buggerru per essere caricate.

La Malfidano fu protagonista o meglio la controparte di un grande movimento di lotta dei battellieri.La società mineraria che nel 1870 pagava il trasporto con lire 6,25/tonnellata attuò ben presto una politica tendente ad abbattere il prezzo del nolo. Ben presto,infatti, il prezzo scese a lire 4,00.

Acquistò un “vaporetto” che doveva di fatto sostituire i battelli ( almeno i più piccoli) e tentò d'imporre, nel 1881, il prezzo di lire 3/tonnellata.

Da qui lo sciopero dei battellieri che durò dal 7  al 19 gennaio 1881 per ben 12 giorni.

L'espandersi di questa attività è testimoniata dai numeri:a metà del 1800 la quantità di galena trasportata era di circa 11000 tonnellate che lievitarono negli anni sino ad arrivare agli oltre 800000 del 1869 con un ritmo crescente anche negli anni successivi.

I battelli di Carloforte erano a vela e, in assenza del vento, a remi.

Non è difficile comprendere lo sforzo sovrumano di remare con le stive delle imbarcazioni piene sino ad abboccare. I "galanzieri" erano costretti a caricare le barche più del consentito per avere una remunerazione maggiore ma questo determinava  un aumento della pericolosità della navigazione rendendo più possibile l'affondamento dei battelli.

I battelli erano imbarcazioni la cui stazza andava dalle 12 alle 22 tonnellate.

 

Foto dei primi del 1900 che documenta le operazioni di carico del minerale sulla nave "Carolus" nome ben leggibile in alto a destra.

Foto dei primi del 1900 che documenta le operazioni di carico del minerale sulla nave "Carolus". In questo particolare non solo è leggibile il nome della nave ma sono ben visibili anche i marinai  con i grossi cesti sulle spalle.

Eccezionale foto del 1890 documenta l'attività  del porto di Portovesme.

Particolare della foto del 1890 che documenta l'attività del porto di Portovesme.